Il giro del Gran Combin (atto secondo)

Quando ero giovane ero più scemo. Avevo meno barba bianca in viso e qualche (non molti in verità) capello in più sulla testa. E avevo una gran voglia di sfidare me stesso, di fare cose fuori dal comune, dall’impensabile. Come quella volta, che con la mia singlespeed, feci il giro del Gran Combin in tappa unica…

Link del racconto di nove anni fa.

Oggi non ho più troppa voglia di sfide e di cose esagerate, faccio le cose che mi piacciono e mi piace farle a seconda dell’umore del momento. Lo scorso anno ho corso a piedi per quasi tutta l’estate, quest’anno sto pedalando solo su una mtb full da 150mm, che sia per fare una giornata in bike park o per una pedalata di 10 ore tra i miei monti. Ho (ri)scoperto l’essenza del fare le cose perché mi va di farle e ho la fortuna di avere una compagna di vita, Samy, che a volte mi segue a volte mi guida nelle nostre piccole avventure.

Siamo partiti con calma, alle 8 del mattino di sabato per affrontare il tour Des Combins in mtb, questa volta non più in una sola tappa, memore del mazzo della volta passata, ma in due giorni, bivaccando sotto le stelle per una notte. Bici cariche al punto giusto, con un assetto super minimal, abbiamo attraversato il vallone del Menouves e tutta la conca di By pedalando serenamente sotto un sole caldo di fine luglio.

L’assetto minimal di Samy con la sola borsa da manubrio e un marsupio Evoc. Negli anni abbiamo imparato a portare SOLO quel che serve.

La conca di By, ogni volta, mi lascia senza fiato per i panorami e per la sua infinita bellezza. Le montagne circostanti sono severe mentre il Gran Combin sovrasta lì davanti agli occhi, come a dominare la scenografia.

Un tratto panoramicò del ru di By e sullo sfondo il colle dove svalicheremo.

In fondo al vallone dopo una lunga salita, nei pressi dell’ultimo alpeggio, inizia la salita su sentiero che porta al col Fenêtre Durand, a quota 2850. Un lungo tratto a spinta con tratti di portage e nevai da attraversare ci tiene impegnati per un po’ e le bici, anche se poco cariche, non sono proprio agevoli da trasportare quassù. Il panorama però paga e si possono vedere infiniti nevai e ghiacciai (purtroppo morenti) a perdita d’occhio. Una fredda arietta e una nuvola un po’ invadente ci spingono a prendere il sentiero per scendere a valle.

Uno dei nevai da attraversare per raggiungere il colle.

La discesa verso il lago artificiale è lunga e a tratti non proprio agevole: il sentiero è piuttosto infossato anche non troppo pietroso nella parte più bassa, ed è facile toccare i bordi con i pedali, bisogna fare attenzione! La parte più alta invece è la classica ambientazione dei vecchi ghiacciai scomparsi con rocce frastagliate e attraversamenti di ruscelli di acqua gelida. Le montagne sulla nostra destra sono severe e controllano il nostro passaggio.

Samy alle prese con la parte alta del sentiero, quella più pietrosa e tecnica.

Arrivati al lago di Mauvoisin con le sue azzurre e gelide acque percorriamo la strada poderale sulla sinistra, più agevole rispetto a quella che da destra, più in quota, porta alla diga.

La lunga strada costeggia il lago e passa per delle gallerie scavate nella roccia. In alto i ghiacciai formano torrenti di acque freddissime che si tuffano nel bacino, con un rumore a tratti assordante. Sembra di pedalare lungo un fiordo!

L’ultimo tratto in salita prima del lungo tunnel scavato nella montagna.

Appena prima della diga un lungo tunnel scavato nella roccia ci porta a valle in una ambientazione degna de “il signore degli anelli”, nelle scene in cui la compagnia dell’anello entra nelle miniere di Moria. Il frastuono della condotta che passa sotto la strada è assordante e fa tremare la montagna… impressionante!

La discesa DENTRO la montagna!

Arrivati in basso, appena dopo la diga, ci accampiamo per la notte nella zona pic-nic. Sarebbe vietato ma non ci facciamo troppo caso. Ceniamo con due buste di cibo liofilizzato e, a fatica, prendiamo sonno, un po’ timorosi che passi la gendarmerie a multarci, e prendere una multa in Svizzera non credo sia una cosa tanto piacevole.

Passiamo la notte qui, dormendo sulle panche di questa area picnic.

Tutto sommato la notte passa bene e in fretta, con un bel silenzio e il sottofondo del torrente che ci fa compagnia. C’è anche una leggera brezza che ci tiene asciutti e, anche se siamo a quota 1700, non patiamo il freddo nonostante la mancanza di un riparo vero e proprio.

Ripartiamo di buon’ora perché comunque non vogliamo arrivare a casa troppo tardi, la strada per il colle è ancora lunga e faticosa anche se so che sarà diversa dalla volta scorsa, con meno asfalto.

Si riparte subito percorrendo un bel single track nel bosco!

Lasciamo presto il fondovalle e prendiamo rapidamente quota percorrendo una ripidissima strada fino a circa 2100 metri dove inizia il nostro purgatorio… un sentiero di montagna vero, con gradini, sassi, pietre e ripidi tratti da superare, ci mette a dura prova, sia fisica che mentale. Samy fa fatica a spostare ogni volta la sua bici che, seppur non troppo carica, ha un discreto peso per lei, così la aiuto tornando sui miei passi e portando anche la sua bici…

Impieghiamo più di due ore e mezza per uscire dai sei km di questa tortura, stanchi affamati e assetati, maledicendo la traccia merdosa che stiamo seguendo (è un po’ anche chi ce l’ha data!). Mi intrufolo in un alpeggio e frego un po’ di acqua da un rubinetto prima di scappare lungo la ripida sterrata che porta al col De Mille. Siamo di nuovo a quota 1800 e il colle è a 2450 metri… dobbiamo darci da fare, sarà una bella prova!

Finalmente il purgatorio finisce e usciamo dal bosco per riprendere la via normale di risalita al colle.

Il colle è lassù, con i sui tornanti, che ci aspetta. Facciamo abbastanza in fretta a raggiungerlo ma una volta in cima siamo piuttosto provati e ci gustiamo poco il panorama. Ci vestiamo e scendiamo subito verso valle, abbiamo voglia di tornare a casa!

Samy alla conquista del col de Mille!

La prima parte di discesa è veloce e passa in un baleno, poi si risale ad un alpeggio e si percorre un sentiero a mezza costa di nuovo, come la discesa dal col Fenêtre Durand, basso e scavato che non da molto spazio ai pedali. Samy fatica un po’ a percorrerlo in sella e quando finalmente raggiungiamo la strada poderale decidiamo che ne abbiamo avuto abbastanza e la percorriamo tutta fino a Bourg-St-Pierre, tralasciando l’ennesima risalita alla ricerca dell’ennesimo (ormai più certo che probabile) ravanage…

La parte scorrevole e agevole del sentiero che dal Col de Mille porta a valle.

Siamo al paesino, quota 1600 seduti al tavolo del ristorante a sorseggiare una birra. La traccia ci dovrebbe portare più in basso, lungo la diga, su sterrato, ma ho ancora in mente la fatica fatta nove anni fa. Samy è stanca e ne ha avuto abbastanza per questo giro, non mi va di farla morire, abbiamo ancora troppe cose da fare così optiamo per salire al colle del Gran SanBernardo su strada, più agevole ma pur sempre 13km e 900 metri più in alto.

Ci mettiamo lì, con calma, centellinando le ultime forze rimaste e piano piano conquistiamo il colle… gli ultimi 6 in sono belli tosti ma non si molla e scolliniamo ancora ad un’ora decente!

Provati ma soddisfatti conquistiamo il nostro ultimo colle!

Non ci resta che la discesa! Io passo per il sentiero della francigena, abbastanza scassato in verità, Samy ha le braccia e le spalle a pezzi, opta per la strada asfaltata… ci ritroviamo più in basso, dove abbiamo lasciato il camper ad aspettarci, tiriamo fuori due birre, le buttiamo nel torrente e in pochi minuti sono belle fresche. Facciamo merenda e brindiamo a questi due giorni di mtb vera, ruvida e intensa, senza pensare, questa volta, alla prossima avventura. Per ora vogliamo solo riposare!

Ci siamo! Il nostro girone è compiuto! Samy ha fatto il suo record di chilometraggio e dislivello in mtb! Stanca ma soddisfatta!

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