Il senso della vita?

Ti svegli stanco, come accade spesso in estate quando hai un lavoro che ti piace, sì, ma che ti riporta a casa la sera senza forze, e ti obblighi ad uscire lo stesso in bici. Ti accorgi peró, dopo 100m, che era meglio stare a casa sul divano, oggi proprio non ce n’è.Per fortuna incroci un amico che ti offre il caffè, anche se poi non lo paga lui ma un cliente del negozio che ti dice “madonna che bello vederti fuori di lì” e ti rendi conto che qualcosa non funziona nel verso giusto.

Torni a casa perché ti accorgi che hai dimenticato la pompa e una volta che sei in garage, con un vaffanculo, appendi la bici e torni dove dovresti essere rimasto, sul divano.

Ora la domanda nella tua testa è sempre quella: ma ne vale la pena? Perché il lavoro deve toglierti la vita e farti vivere come un automa prosciugando ogni tua energia? La mia vita deve essere così?

Ho il garage pieno di bici ma quello che mi serve è il tempo di usarle. Me ne basterebbe anche solo una da consumare fino a farla arrugginire e cadere a pezzi per poi comprarne una nuova solo perché ne ho bisogno.

Vorrei passare il tempo libero a riparare le mie bici per poi sfruttarle anziché riparare quelle degli altri per poi non avere energie per usare le mie quando sono libero. Questa condizione mi sta mettendo a dura prova difficile uscirne ma una soluzione va trovata subito.

Forse dovrei vendere tutto quello che ho, tutto tranne la fargo, comprare solo dei portapacchi, sistemare la fargo, caricarla, licenziarmi e andarmene via, in cerca di non so cosa, ma di sicuro una cosa la troverei: la libertà.

Viviamo per lavorare in modo da soddisfare la nostra infelicità comprando cose futili (come le mie 6 bici) e non viviamo il tempo (il poco tempo) libero che abbiamo perché dobbiamo riposare e la nostra vita intanto scorre, inesorabile.

Mal di vivere? Insofferenza al sistema? 

Si, forse. Si è persa la semplicità genuina di vivere, siamo diventati automi. 

Questa vita vissuta così non mi piace più, devo trovare una soluzione. Io voglio VIVERE.

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Ci sone delle regole?

Guido come un vecchio, da sempre. In 23 anni di patente non no mai preso una multa, causato o subito incidenti, ne in moto ne in auto ne in bici… vado piano e non mi interressa.

Pedalo tutti i giorni per andare al lavoro, 4km 4 volte al giorno. Sempre con le luci accese, come diceva il buon Nico Cereghini. E ne vedo dimtutti i colori… si é detto di tutto e di piú, peró…

Peró fino a quando la gente non capirá che il semaforo rosso vale per tutti, anche per i ciclisti, che in auto non si telefona o, peggio, messaggia, che l’auto finisce dove c’é il muso e non dove c’é il sedile, che le moto hanno due ruote e che entrambe devono stare a terra. Fin quando non ci si ricorderá che in prossimitá di un dosso, di una curva, di un semaforo, di un incrocio, dentro una rotonda NON SI SUPERA, che l’ingresso di una rotonda non é una gara a chi arriva prima (auto-moto-bici vale per tutti), che le strisce pedonali servono per far attraversare i pedoni ma che prima di usarle si deve comunque controllare la situazione, che i limiti di velocitá vanno rispettari anche se si é in ritardo (si deve partire prima e non correre), e che il clacson non comanda i freni…

Fino a quando non ci si inculca TUTTI queste cose bene in testa, ci sará sempre un morto da piangere, un papá che non torna a casa, un amico con cui non passeremo allegre serate, un compagno con cui non condivideremo piú interminabili pedalate.

Il mondo corre, ma corriamo con un minimo di intelligenza, decenza e consapevolezza!

Ciao Mike

Non riesco a togliermi il pensiero, costante, incessante, di cosa sia accaduto oggi.

Hai l’idea che il ciclista piú forte del mondo sia invincibile, che nulla lo possa fermare ma poi ti rendi conto che basta un attimo e…

Di fronte alla morte siamo tutti uguali, lei non guarda in faccia a nessuno, non le importa chi sei, non le importa se sei “uno qualunque” o un uomo che ha ispirato chissá quante persone al mondo a vivere la bicicletta in un certo modo (anche il mio); ad un certo punto, forse, é semplicemente il tuo momento e lei arriva. Ti porta via. Semplicemente. Senza se e senza ma. E tutto finisce.

Pensare al piú grande personaggio che hai potuto conoscere steso a terra in una pozza di sangue a migliaia di km da casa, in diretta, mentre lo spot segnala inesorabilmente, alle 6.30 ora australiana, la stessa posizione mi mette i brividi. Come un opossum che incauto attraversa la strada. Steso. Immobile.

Eppure tu sei Mike Hall, sei invincibile, hai pedalato per 4700km ininterrotamente in solo 12 giorni, sei quasi arrivato alla fine, ne mancano solo poco piú di 300 e ancora una volta avrai dimostrato chi sei, anche se qualcuno, questa volta, ti ha tenuto testa… Ma Lei ti sta aspettando. Tu non lo sai, non puoi saperlo. Hai deciso come vivere, lo stai facendo al massimo, ma non hai deciso quando morire. Non puoi deciderlo tu. Quando é ora devi solo partire. E alla fine, come uno qualunque, sei partito. Tuo malgrado. Mio malgrado. Nostro malgrado.

Ho un ricordo di te quando nel 2013, in Canada, hai chiuso fuori dalla cabin me, Jesse e Liam e ci hai fatto dormire fuori, al freddo. E ti abbiamo maledetto. Ma ancora piú forte é il ricordo di Marco Costa quando, dopo averti incontrato ad una fiera del settore, mi ha portato i tuoi saluti. Tu, immenso ciclista, hai speso un minuto del tuo tempo per incaricare un nostro amico in comune per portare dei saluti a me, un “salutami Marco quando lo vedi, spero che la sua caviglia infortunata al great divide sia tornata a posto”, e hai dimostrato di essere un uomo semplice, uno di noi.

Talmente normale che sei andato via come uno di noi. Improvvisamente mentre pedalavi sfatto dalla fatica ma sorridente verso il tuo obbiettivo e sono certo che giá stavi pensando alla prossima… ma purtroppo la strada é pericolosa. Pedalare di notte nei boschi in mezzo a orsi alci e coguari non ti ha fermato, ma la strada, le auto, i tuoi simili ti sono stati fatali.

Oggi sono andato al lavoro in bici, i 6km al buio per tornare a casa li ho percorsi con la testa altrove, pensando a quanto sia facile andarsene, quando meno te lo aspetti. E ho capito che se mi sei stato di ispirazione, con la tua prematura partenza lo sei stato di nuovo, ancora una volta; perché noi non possiamo decidere come e quando morire, ma possiamo decidere come e quando vivere: adesso, al massimo. E io voglio vivere al massimo come, del resto, hai saputo fare tu.

Addio Mike, la mia prossima avventura in bici sará tutta per te. Tu da lassú continua a pedalare incessantemente come hai saputo fare qui e, ogni tanto, butta un occchio quaggiú per vedere se é tutto ok!