TOUR DU GRAN COMBIN

Il racconto di un giro “epico” in totale autonomia, in tappa unica in singlespeed, attraverso le mie montagne su un percorso normalmente svolto in due/tre tappe

GIUGNO 2011

L’idea malsana mi frullava nella testa già da un po, ma non avevo mai tempo da dedicare alla realizzazione di quello che, ad oggi, sarebbe stato il giro in bici più duro di tutta la mia vita!
Il giro del gran combin in tappa unica… In genere ci si mette dai 2 ai 3 giorni!
Così mercoledì sera, nonostante i punti sul braccio e la ferita non ancora guarita, dovuti ad una caduta in Val Ferret il lunedì mattina, sono andato in montagna col furgone per dormire sul luogo di partenza.
Svegliato dal campanile di Saint Rémy en Bosses, alle 5 scarse pedalavo già.
La luna quasi piena mi permetteva di spegnere le luci di tanto in tanto, e il sole arrivava ad illuminare le vette circostanti nel giro di poche ore.
Le luci del mattino in montagna sono bellissime! Tutti i sentieri lungo i ruscelli di montagna danno una sorta di sensazione zen al gesto, mettono una pace unica difficile da spiegare a parole!
Per arrivare ai 2800 metri del primo colle ci è voluto un po di portage, ma il panorama lassù era da favola! Mi sono reso conto che forse era la prima volta che una singlespeed arrivava lassù, e un po di orgoglio mi ha dato forza.
La discesa, a occhio tra i nevai, é stata super! Non sapevo dove andare e sprofondavo fin sopra le caviglie nella neve.

Il secondo colle è stato molto duro, dai 900metri di bruson ai 2500 del col de mille. Interminabile, dura, sotto il sole. Ho sfruttato i nevai per ridare forza alle gambe, ma arrivato in cima ero a pezzi.
Ho patito pure la discesa ma, a denti stretti, ho raggiunto il fondovalle.
Un panino e una birra non me li sono fatti mancare!

L’ultima salita, verso il colle del gran san Bernardo, mi ha tolto ogni forza residua. Sotto un bel temporale ho lottato con me stesso per trascinarmi in cima… E ho vinto io, la mia testa dura, la mia forza, la mia voglia di arrivare! Le due ore più dure di sempre, bagnato, al freddo, controvento… Ma ormai ero lassù, di nuovo a 2500 metri, con un sorriso da stupido stampato in viso.
Ormai era fatta, ci ero riuscito!
Ero il primo ad aver fatto questa cosa, ma sopratutto ero alla fine di una avventura incredibile.

Non so dove io abbia trovato la forza per fare tutto ciò, ma da oggi avrò ben chiari come e dove siano i miei limiti e, soprattutto come fare per superarli!

col Fenetre Durand

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