Baja Divide: l’ultimo bivacco.

Avendo dormito senza il secondo telo della tenda questa notte abbiamo potuto ammirare la luna piena correre nel cielo, per sparire dietro le montagne e lasciare il posto alla luce del giorno.
Appena partiti affrontiamo un guado e incontriamo un bimbo con un grosso cane che trotterella sul ciglio della strada mentre i due adulti che sono con lui chiacchierano animatamente e si interrompono solo al nostro passaggio, per salutarci sorridendo.

A partire dal rigagnolo d’acqua che attraversiamo si crea un bellissimo canyon dalle paresti colorate di un rosa tenue e un grigio-verde luccicante a contrasto delle numerose palme verdissime e di un cielo limpido e blu che si specchia nelle acque degli stagni che si formano per la scarsa forza della corrente. La strada, rispetto a ieri, si è fatta invece più sconnessa e impegnativa.

Oggi siamo partiti da quota 200m e dovremo scollinare a 550 quindi, sulla carta, non dovremmo incontrare chissà che salite impegnative, ma siamo comunque guardinghi perchè ormai abbiamo imparato a conoscere questo tracciato che ogni volta riesce a regalarci delle sorprese, non sempre divertenti!

Siamo a corto di acqua ormai e cominciamo a guardarci intorno per capire se il waipoint “Las Animas” sia un villaggio con servizi o solo un gruppo di case sparute tra le montagne quando, dopo aver affrontato una curva lungo la salita che stiamo scalando, notiamo una capanna con il tetto in paglia: delle persone lì accanto stanno parlando vicino ad un fuoristrada.

Abiguel, Milo e Miguel sono tre giovani con un grande sogno: riqualificare questi territori, sfruttati fino all’esaurimento con le miniere di carbone e poi abbandonati, tracciando dei percorsi equestri dove poter portare gruppi di turisti a riscoprire le meraviglie di questi luoghi. Mentre parlano i loro occhi brillano, si vede che credono nel loro sogno ed esporcelo è per loro motivo di vanto.
Ci fanno visitare la grande capanna che hanno costruito, la prima di una lunga serie, che funge da rifugio e da punto tappa: al suo interno c’è la cucina e, come nei nostri bivacchi di montagna, un dormitorio costituito da grandi “ripiani” con una serie di materassi tutti vicini. Le pareti in pietra e bambù, il tetto in paglia, il pavimento di ghiaia e le strutture interne in legno di cactus danno a questa costruzione un’aspetto caratteristico ma molto solido e molto più accogliente di alcuni motel in cui abbiamo dormito nei giorni scorsi.
Chiediamo se hanno acqua per noi e ci riempiono le nostre quattro borracce ormai vuote invitandoci a colazione. Il gruppo a cavallo è già partito e ci sono “gli avanzi” della colazione dei loro clienti.



Iniziamo così la seconda colazione più speciale del nostro viaggio, con yoghurt fresco, cereali e ciotole colme di ananas, papaya, anguria e melone… Ci rendiamo conto di essere veramente affamati e ci vergognamo un po’ quando ci rendiamo conto di aver praticamente mangiato tutto quello che era rimasto (e non era poco!) ma i nostri nuovi amici sembrano contenti di averci aiutati e apprezzano la nostra fame!
A fatica ci alziamo dalle sedie in legno e cavallino intrecciato, staremmo qui tutto il giorno, ma dobbiamo andare e i tre ragazzi devono spostarsi al punto in cui offriranno il pranzo ai loro clienti che stanno cavalcando sul lato opposto al nostro, così ci salutiamo e ripartiamo sotto un sole ormai cocente.

Il canyon che stiamo attraversando continua a mostrarci tutta la sua bellezza, mentre i sassi smossi lungo la via ci obbligano a mantenere alta la concentrazione per pedalare sicuri e senza rendercene conto le ore passano e con esse l’acqua che abbiamo scende di livello. Tutti i punti acqua segnati sembra non esistino così a Las Soledad cerchiamo il market segnalato, ma non esiste più… Un po’ sconfortati ci sediamo sotto un grande albero, al riparo dal sole quando una signora ci viene incontro e ci chiede se ci serve aiuto. Sorride quando le diciamo che non troviamo acqua, ci prende le quattro borracce e va in casa sua a riempirle di acqua fresca mentre il piccolo cagnolino bianco, protetto dalla rete del recinto di casa, si fa grosso e cerca di intimorirci. Ancora una volta un grazie e un grande sorriso sono sufficienti a sdebitarci.
Siamo ormai a quota 300 metri sul livello del mare e il passo è 250 metri più in alto quindi, ormai, è fatta, pensiamo. Ma la lunga “saliscesa” (una salita piena di discesine stupide) se da una parte ci lascia rifiatare, dall’altra ci uccide perchè quando riprende a salire lo fa con delle rampe micidiali, difficili da fare anche a piedi, un po’ per la pendenza un po’ peri grossi sassi che le nostre ruote faticano a scavalcare.
Arriviamo finalmente al passo, incastonato tra due rocce rosa, da cui finalmente si vede, di nuovo, il turchese del mar di Cortèz!
Siamo emozionati ma felici e tristi allo stesso tempo, ci rendiamo conto che il nostro viaggio sta volgendo al termine.


Una rapida occhiata al gps e scopriamo che oggi, per salire da quota 200 ai 550 in cui ci troviamo ora, abbiamo scalato 1200 metri in circa 30 km… niente male!
La discesa, al contrario della salita, è lunga solo 9km e scende in picchiata verso la costa, senza un tornante e su un fondo eroso al limite del praticabile. Lo scenario che ci si apre davanti agli occhi è a dir poco maestoso: l’altro lato delle montagne che abbiamo ammirato per tutto il giorno è un’esplosione di colori, come una torta a strati si vedono dei colori vivi e luccicanti che inebriano gli occhi, con finalmente il mare piatto e placido all’orizzonte.


La ripida discesa finisce con un lungo sabbione che porta ad un bivio: il paese, San Evaristo, dista 6km dietro quella collina, mentre l’emporio che troveremo seguendo la traccia è a 75km da qui.
Non abbiamo cibo per domani e l’acqua che ci rimane sarà sufficiente solo fino a questa sera.
Ci arrampichiamo così su per questo muraglione sabbioso, una pendenza da ribaltamento e raggiungiamo il villaggio dei pescatori.
Ovviamente il negozio è chiuso, un cartello alla porta recita “siamo a La Paz a far provviste” e ci sentiamo davvero sfortunati!
Chiediamo informazioni ad una mamma con il suo bimbo nel marsupio costituito da un telo rosso legato dietro al collo e ci dice che al bar ristorante hanno sempre acqua da vendere e di provare lì.

Pedaliamo sulla riva del mare, passando accanto alle barche dei pescatori e alle loro piccole casette, ma sembra non esserci anima viva oggi; ne abbiamo conferma quando anche il bar ci mostra la sua porta chiusa a chiave.
Qualche moccolo più tardi noto un pescatore che fa la siesta all’ombra della veranda della sua casina, anche lui con la barca davanti alla porta caricata su di un rimorchio.
L’uomo, capelli neri ricci, grandi e folti baffoni a nascondergli in parte le labbra, e grossi stivali in gomma bianchi ai piedi, mi dice che oggi è il giorno in cui sono tutti chiusi perchè vanno in città a prendere le cose che servono per il villaggio, a fare scorte insomma… Gli chiedo come posso trovare acqua e lui, con un cenno del capo, mi fa capire di allungargli le borracce e che ci pensa lui!
Scoperchi un grosso bidone blu e ci tuffa dentro le nostre borracce, riempiendole fino all’orlo. Samy sgrana gli occhi e non si fida a bere quell’acqua, ma non abbiamo molte alternative oggi… Ringraziamo e riprendiamo la via verso la traccia!

Stiamo pedalando sulla costa, su una strada piena di buche e washboards che sembra non volerci così alle 16, ai piedi di una ripida salita, abdichiamo in favore di una caletta che si cela dietro quelle dune laggiù. Il mare è liscio come l’olio, non c’è nemmeno un’onda, le dune argentate separano la spiaggia dal boschetto di cactus alle nostre spalle e le montagne sono appena più lontane.
Si nota la strada che, ripidissima, si inerpica in mezzo ad esse. Ma ci penseremo domani.
Ora è tempo di tuffarci, finalmente, nelle placide acque del mar di Cortèz, nudi come mamma ci ha fatti e ci sentiamo liberi.
Un piccolo faro segnala la nostra posizione al mondo mentre noi, dalla cima di una duna, ammiriamo il tramonto.


Probabilmente domani saremo a La Paz e ci godiamo questo quadretto sublime con una silenzio e una pace che rimarranno per sempre nel nostro cuore.

2 pensieri riguardo “Baja Divide: l’ultimo bivacco.

  1. Marco devo farti i complimenti! per il lavoro di preparazione di questo viaggio ( sicuramente usi passione metodica anche per gli altri) leggere le tue previsioni dettagliate di viaggio mi fai impazzire!( be un pochino sono bravino anch’io a preparare il viaggio… mai quanto Te e Samy)

    1. 😄 grazie Marco! Sì, mi piace studiare ogni dettaglio, percorso, via di fuga e studiare un piano B, C a volte anche D anche perché , purtroppo, non avendo mai un tempo illimitato per i nostri viaggi non possiamo permetterci troppi imprevisti!!!

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