Baja Divide: una giornata tra le oasi.

Lasciamo una Ciudad Constitution ancora addormentata alle 7 del mattino quando non c’è quasi nessuno in giro. I chioschi lungo la strada stanno aprendo solo ora e propongono colazione a chi è in giro per lavoro. I bambini si apprestano ad andare a scuola e con le loro mamme aspettano il bus alla fermata; al nostro passaggio sorridono e salutano allegramente.
Appena fuori dal centro riprendiamo la sterrata che attraversa, ahimè una discarica a cielo aperto dove i rifiuti vengono costantemente incendiati, una specie di terra dei fuochi. Per chilometri e chilometri i fianchi della strada sono pieni di focolai fumanti e maleodoranti ma in realtà molto meno di quanto descritto dal road book. Cani randagi rovistano tra i rifiuti e non si curano del nostro passaggio mentre noi, a volto coperto, cerchiamo di uscire al più presto da questo luogo malsano.

Finalmente il cumulo di immondizie si fa sempre più rado fino a scomparire e l’aria diventa di nuovo respirabile. Una lunga pista di sabbia ci accompagna ai piedi di quelle montagne laggiù all’orizzonte e pedaliamo senza problemi anche grazie alla sabbia compattata dalla pioggia di ieri. Finalmente, dopo giorni di fatica e sofferenza stiamo pedalando con puro piacere!

Quando finalmente entriamo nella zona montuosa percorriamo il fondo valle attorniati da formazioni rocciose meravigliose tendenti al rosa e al grigio-azzurro, contrastati dal verde della vegetazione e dal blu del cielo, anche oggi limpido ma punteggiato da soffici e bianchissime nuvole che sembrano fatte di cotone.
Arriviamo in una verdissima oasi dove sorge una delle più antiche missioni della Baja California, misìon Luis Gonzaga; la chiesa è abbastanza in decadenza, ma al suo interno l’immagine della Madonna è ben tenuta con fiori colorati e candeline, mentre il villaggio è piuttosto povero e spartano .

Una famiglia è in cortile a chiacchierare mentre i bambini giocano nel prato e ci salutano, curiosi, quando ci vedono passare. Cerco il piccolo emporio per prendere acqua e qualcosa per pranzo ma il negozietto è davvero mal fornito.
Una tettoia piazzata su un fondo misto di ghiaia e terra con degli scaffali mezzi vuoti su cui si trovano solamente tubetti di maionese, pomodori pelati, e poco altro. Nel frigo sul retrobottega il proprietario tiene delle bibite in fresco, mentre l’acqua qui non è “purificada” ma tenuta in un grosso bidone blu con un coperchio nero. Non mi fido a farmi riempire le borracce con quell’acqua e mi accontento di due coche e due pacchetti di chips. Sarà quello il nostro pranzo di oggi, dobbiamo centellinare le provviste fatte a Ciudad Constitution perchè per due o tre giorni saremo isolati e il primo negozio lo potremo trovare lungo la via a San Evaristo ma non raggiungeremo il villaggio prima di domani sera.

Lasciamo alle nostre spalle la verdissima oasi e proseguiamo il nostro viaggio attraverso le montagne, con un panorama eccezionale e un orizzonte sempre così lontano e irraggiungibile, pedalando su un fondo sempre piacevolmente sterrato e poco sconnesso. Le poche persone che incontriamo vogliono assolutamente salutarci e parlare con noi: un papà che gioca con le due figlie nel cortile della sua fattoria, un gruppetto di attempati cowboys che riposano sotto una tettoia giocando a carte mentre i loro destrieri riposano lungo la strada legati alla staccionata in legno e alcuni contadini intenti a curare la loro terra.
I guadi che incontriamo lungo la pista sono, finalmente, verdeggianti e dalle acque limpide così ne approfitto per filtrare circa tre litri di acqua da tenere come riserva nel caso non dovessimo trovarne più fino a domani, meglio essere previdenti.

Quando la strada piega a sinistra e scende in mezzo a verdissimi campi coltivati, notiamo una jeep parcheggiata a bordo di un campo; due ragazzi, con una manichetta che sprigiona un forte getto di acqua, stanno innafiando la coltivazione mentre un terzo, sul cassone del fuoristrada, appoggiato di schiena al rollbar con una gamba piegata a far da supporto ad una chitarra acustica, canta e suona per i suoi compagni. Quando ci notano interrompono il loro lavoro e ci chiamano insistentemente per farci avvicinare e chiacchierare un po’ con loro.

Qui sembra che se non ti fermi a fare conoscenza si offendano e ci sentiamo quasi obbligati a scambiare due parole ogni volta che incontriamo qualcuno.
Riprendiamo a salire lungo un infinito rettilineo mentre una grossa nuvola sembra accompagnarci sulla salita più lunga della giornata, offrendoci un po’ di protezione dal sole grazie alla sua ombra e, una volta “raggiunto l’orizzonte”, ci lascia e prosegue per la sua strada, noi per la nostra; la ringraziamo e la salutiamo. Oggi sembra che tutto sia magico, è una sensazione meravigliosa!



Verso il tardo pomeriggio vorremmo accamparci in riva ad un laghetto, sembra un piccolo paradiso terrestre, ma le sue paludose rive e la quantità di insetti e zanzare ci fa desistere, anche perché sappiamo la propensione di Samy a farsi mangiucchiare dai famelici insetti, così optiamo per un bivacco ad una quota un po’ più elevata, circondati dalle montagne e protetti dai cactus.



Un fantastico tramonto ci accompagna verso sera tingendo di rosso il cielo e le rocce che ci circondano mentre il fuoco scoppiettante ci tiene compagnia e ci permette di scaldare la cena, ancora una volta con un menu a base di frijoles stufati e tortillas scaldate sulla pietra.



Oggi è stata una giornata meravigliosa, forse la migliore di tutto il viaggio fin qui intrapreso. Se fosse sempre così si potrebbe pedalare all’infinito senza mia provare stanchezza. Sarebbe un sogno che diviene realtà!
Chissà domani che giornata ci aspetta… di sicuro ci sarà più dislivello rispetto ad oggi che abbiamo percorso 97km e scalato “solo” 840 metri…

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