Baja Divide: Heroica Mulegé.

Mulegé è stata teatro di una cruenta battaglia, quando nel 1847, il 2 ottobre, i Marines americani, dopo aver occupato tutti i porti della penisola, sbarcarono sulle colline della pacifica città per conquistarla ma trovarono una strenua resistenza da parte dei Messicani che, combattendo con passione e forza riuscirono a vincere la battaglia, l’unica battaglia di una lunga guerra.
In seguito la penisola fu sfruttata da imprenditori statunitensi spolpandola quasi di ogni giacimento prima di rivenderla al governo Messicano solo nel 1946.
La quiete che si respira oggi tra le palme portate dai gesuiti spagnoli ormai secoli or sono fa quasi dimenticare questa battaglia, ma l’arco di ingresso che recita Heroica Mulegé rende alto l’onore dei sui abitanti combattenti.

Alle 7 del mattino l’ultimo gallo rimasto, il vincitore della battaglia di ieri canta il suo grido di vittoria, ci sveglia e poi il silenzio.

Cerchiamo di entrare nel mood messicano, facciamo tutto con calma. La prima colazione, il caffé, la seconda colazione, in piena tranquillità. Sul terrazzo antistante la nostra stanza un gruppo di signore di una certa età sta facendo una lezione di yoga, ci invitano ad unirci a loro ma noi, che siamo rigidi come dei pali, decliniamo l’invito. Usciamo a piedi per fare la spesa per domani e passiamo a ritirare il nostro bucato: dai sacchetti esce un profumo di pulito e di fresco come non sentivamo da ormai molto tempo.

La lezione é finita e il terrazzo é tutto per noi cosí ne approfitto per fare un controllo approfondito alle nostre bici visto che ci hanno portato fin qui senza problemi ma hanno comunque percorso 1250km nella sabbia con solo una oliatina alla catena due o tre volte al giorno. Abbiamo pedalato per 15 giorni senza mai fermarci ed é ora di coccolarle un po’.

Mentre traffico sulle bici Samy, su una seggiola da giardino, si rilassa e ridiamo spensierati ripensando ai vari episodi vissuti fino ad ora. Mi procuro un paio di cose che mi mancano alla ferramenta a fianco dell’hotel e sistemo anche la piccola noia al movimento centrale della mia bici (é sempre colpa del movimento centrale) e una volta finito usciamo pedalando fino al villaggio dei pescatori. Le nostre bici senza i bagagli non pesano nulla, e scorrono che é un piacere; sarebbe bello fossero sempre cosi leggere e maneggevoli!

Appena fuori Mulegé, seguendo le indicazioni del nostro ormai fido road book, imbocchiamo una strada sterrata che, tra case semplici ma carine ombreggiate da grandi alberi, ci porta al villaggio dei pescatori. Nel cortile di queste casette c’é sempre una barca parcheggiata dove il proprietario, nella veranda, sistema le reti dopo una dura giornata di lavoro. Proseguiamo fino al piccolo molo ma non trovando nessuno chiediamo informazioni all’unica persona presente, un signore col suo sombrero in testa intento a sistemare la recinzione della sua proprietà.

“Andate a quella casa laggiù“ ci dice indicando un punto a caso in lontananza “quella casa con il garage col portone azzurro e con il fuoristrada parcheggiato fuori, e chiedete di Benito, é mio fratello!” Raggiungiamo l’abitazione e troviamo quattro uomini che parlano tra loro sorseggiando birra dalle loro bottiglie di modélo especial .

“ Buongiorno, cercavamo Benito!”
“Benito, sei famoso, ti stanno cercando!” Urla uno degli uomini
”eh sì, è una star internazionale, pensa che lo conosciamo anche noi in Italia” rispondo io.
Benito esce, goffo e intimidito dagli scherzi dei suoi amici, sbattendosi via la polvere dalla maglietta usando i palmi delle mani che poi si pulisce con uno straccio che penzola dalla tasca posteriore dei jeans sporchi e scuciti che indossa.
Concordiamo, per mille pesos (circa 45 euro) un passaggio per domattina, se il mare sarà calmo, alle sette in punto. Salutiamo, ci congediamo e lasciamo il villaggio mentre i quattro amici continuano a scherzare con Benito, prendendolo in giro.

Sentiamo ancora ridere in lontananza quando due bambini sbucano da dietro un angolo in sella alle loro BMX e sfidano Samy sulla salita che porta alla strada principale. Cos’è la bicicletta… Uno strumento che dona libertà e che non conosce età, sesso, razze e status sociale: quando si pedala si è liberi, tutti alla stessa maniera, e questa scena, nella sua semplicità è disarmante da quanto è pura nella sua essenza!

Andiamo a vedere il golfo da dove partiremo domattina, il mare è piuttosto increspato, speriamo che domani sia più tranquillo! Ammiriamo il faro, la spiaggia e la baia e cerchiamo un posto per pranzare.

“Pancho Villa” è un ristorantino abarbicato su una piccola collina che domina la baia, risaliamo la breve salita, parcheggiamo le bici ed entriamo nel locale. Un pavimento in ghiaia coperto da una grande pergola di paglia, intorno alla costruzione principale, degli scaffali colmi di libri invitano a godere di questa quiete per leggere, come stanno facendo due signori Danesi con cui chiacchieriamo mentre la brezza fa svolazzare le leggere tende colorate che coprono la vista sul terrazzino erboso da cui si può ammirare la vista sulla baia, accomodandosi sulle sedie a sdraio all’ombra delle palme che sfrusciano cullate dalla brezza.
Appena fuori dal locale un viaggiatore solitario si sta riposando nella sua tenda aperta mentre la sua bici, carica di bagagli, sta sfruttando questo momento di pace e quiete per riposare.


Mentre sorseggiamo una cerveza chatto con Daniele, passato da qui solo un mese fa insieme a Simona dove hanno mangiato e dormito per un paio di giorni. Li sto seguendo da un po’ sui social, stanno girando il mondo ( http://www.becycling.net ) con il nickname di becycling “dai 7 colli ai 7 passi”. Seguiteli perchè il loro viaggio è una avventura lunga anni e anni, ne vale la pena.

Rientriamo in città, lasciamo le bici in albergo e gironzoliamo per le vie, mangiando un gelato artigianale, tra le altre cose molto buono, e curiosiamo un po’ immergendoci nella vita locale e rilassandoci un po’.

Verso sera troviamo un ristorante dove servono, finalmente, pesce e ceniamo, Samy ordina zuppa di aragosta mentre io, convinto di aver ordinato chissà che piatto, mangio un’insalata con dei gamberi… Vabbeh, problemi di comprensione linguistica!

Andiamo a dormire presto, domattina alle 7 ci imbarcheremo con Benito e dovremo lasciare la stanza almeno per le 6:30 e dopo la traversata via mare saremo catapultati in una nuova dimensione, ci aspetta una baia stupenda da attraversare e poi saremo nella nostra terza e ultima tranche del viaggio, nella Sierra De La Giganta.

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