Baja Divide: i minatori di El Rosarito.

La luce del giorno ci sveglia e appena usciamo dalla tenda scopriamo chi era il curiosone di questa notte: le impronte vicino alla tenda sembrano quelle di una cane, forse era un coyote che ci è venuto a fare visita? Alziamo lo sguardo verso la strada principale che ci riporterà in traccia e lo vediamo lì davanti, a poche decine di metri, un coyote! Ci guarda, curioso, fiuta l’aria mentre controlla ogni nostro movimento. Il suo mantello grigio-rossastro luccica al sole e il suo muso gli da un’aria veramente simpatica.
Quando saliamo in sella e ci accingiamo a ripartire lui si allontana trotterellando lontano dalla strada e ci da il via libera per passare tranquillamente.

Riguadagnamo la pista principale e subito le cose si presentano impegnative.
Nelle nostre note continuavamo a leggere la parola “washboards”ma non eravamo riusciti a trovarne il reale significato e oggi, finalmente ne capiamo il significato.
Le cunette che fino ad ora erano sulla sabbia, ora sono sulla terra battuta, molto ravvicinate tra loro e larghe quanto tutta la carreggiata. A complicare le cose uno strato di ghiaia smossa ricopre tutto il manto stradale e un discreto vento ci soffia sul naso.
Procedere oggi è veramente una tortura, il divertimento è scemato in favore della fatica, è impossibile trovare un punto della strada in cui si riesca a pedalare sul liscio e rimbalziamo come sacchi di patate mal legati sul dorso di un cavallo libero di trottare.
Impieghiamo tre ore per percorrere, in piano, i 30km che ci separano da Santa Rosalillìta e quando arriviamo al villaggio tutta la popolazione ci accoglie: tre persone e sei cani. Nessun’altro in giro, oltre a noi. Per fortuna il negozietto è aperto e riusciamo a comprare delle bibite fresche e della frutta in modo da poter pranzare tranquilli seduti sui ciotoli della spiaggia da dove i pescatori, questa mattina, sono partiti per il loro duro lavoro.


Due cani, pacifici e mansueti, ci fanno compagnia senza mai diventare invadenti. Guadagnano un paio di wurstel in premio prima che i loro nuovi amici italiani riprendano il via.
Stando fermi il vento non sembra così forte, ma basta ricominciare a pedalare per sentirlo di nuovo nelle orecchie e sulla faccia.
attraversiamo il villaggio composto da casette un po’ pericolanti dove i pescatori vivono e ci allontaniamo dal piccolo villaggio.

“La pedalata lungo la costa è da sogno” recita il road book e in effetti finalmente ci godiamo questo tratto che, in direzione leggermente differente da quella percorsa finora, non ci fa sentire troppo la forza del vento ma, come diceva mio padre, “il bel gioco dura poco” e la traccia, dopo soli 8km, piega a destra e si inoltra verso l’entroterra, allontanandosi dalla costa.
finalmente il vento cessa di urlarci nelle orecchie ma qui nella Baja nulla è regalato e la fatica a procedere è ora decretata da una strada sterrata in leggera salita e completamente coperta di sassi tondeggianti e parecchio distanti gli uni dagli altri. Si balla ancora, e non poco.
Facendo un po’ di slalom tra un sasso e l’altro si riesce ad avere una parvenza di scorrevolezza ma a tratti sembra di pedalare su per le scale!

Le pietre diventano sempre più rosse e ferruginose e in lontananza, ai piedi delle montagne, si possono vedere le grotte scavate dai minatori che in queste zone lavoravano duramente.
Mi torna in mente una storia riguardo i minatori di Rosarito…
Agli inizi del ‘900 ci fu una rivolta perchè i minatori, sottopagati e sfruttati, vivevano nel piccolo villaggio creato apposta per loro, e ogni singola casa era di proprietà della compagnia mineraria, così come il bar, la locanda e il negozio di alimentari. In pratica i minatori lavoravano per ore e ore, facendo turni massacranti per poche manciate di pesos, soldi che poi erano praticamente obbligati a spenderli tutti nelle proprietà del datore di lavoro senza poter mettere da parte nulla.
Dopo la rivolta la miniera venne chiusa e il piccolo paese divenne un villaggio fantasma per molti anni.

Mentre imprechiamo e procediamo veramente a fatica penso alla che facevano i minatori, e magari percorrevano proprio questa strada per tornare a casa, sfatti dal turno di lavoro, mentre noi, alla fine, siamo in vacanza e la nostra fatica è proprio nulla rispetto alla loro.
Con una sorta di rispetto smetto di imprecare e raggiungo Samy che oggi è in gran forma e sembra galleggiare sulle pietre mentre io le sto subendo una ad una…
18 interminabili e mortalmente faticosi chilometri ci vogliono per guadagnare finalmente la strada asfaltata, la solita MEX1.
Appena la raggiungiamo ci fermiamo, ci inchiniamo e come il Santo Padre la baciamo!
Ultimo tratto per Rosarito, finalmente senza saltare su sassi e cunette, ma ancora, con il vento in faccia che ci fa sembrare gli ultimi km di strada una scalata dolomitica.

Raggiungiamo finalmente il “Cactus Hotel”, piuttosto caro per i servizi offerti, 400 pesos per una notte in una stanza piuttosto malconcia e senza acqua calda, ma oggi ci va bene tutto e in più non abbiamo nessun tipo di alternativa.
Mentre facciamo un aperitivo sul terrazzino che da sul piazzale sterrato davanti alla stanza facciamo la conoscenza di una coppia di ragazzi francesi, neo laureati, in procinto di fare il giro del mondo per festeggiare. Beviamo una birra insieme, gli offriamo la nostra doccia fredda ma sono già a posto (dicono) e mentre ci raccontano i dettagli del loro lunghissimo viaggio altri due bikers americani, Mike e Lindsay arrivano al cactus Hotel.
I francesi stanno percorrendo la MEX1 perchè non sono equipaggiati per affrontare le piste sterrate e sabbiose come noi mentre la coppia di americani stanno percorrendo la nostra stessa strada e anche loro oggi ci dicono aver patito le pene dell’inferno.

Ci ritroviamo a cena, nel vicino ristorante dove mangiamo una zuppa con carne anche se ero convinto di aver ordinato una bistecca… Che voglia di una bistecca dopo giorni e giorni di tacos, purée di fagioli e scatolette di tonno! Ma qui, a quanto pare, niente bistecche, mi terrò la voglia!
Torniamo nella nostra stanza e mentre prepariamo in anticipo i bagagli per domani salutiamo i nostri compari che, birre alla mano, stanno rientrando anche loro nella loro stanza.
Cerchiamo di riposare bene perchè domani entreremo nella zona delle missioni e se avremo fortuna raggiungeremo il mar di Cortèz, ci servono energie nuove!

2 pensieri riguardo “Baja Divide: i minatori di El Rosarito.

    1. Grazie! Mi sta facendo un gran bene rileggere il libricino con gli appunti, immergermi nei ricordi e scriverli sul blog.
      E sapere che appassionano qualcuno mi da stimolo per continuare a farlo!

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