Baja Divide: le sette sorelle.

Siamo sopravissuti! Per fortuna il vento di ieri si è placato verso le 23 e solo il rumore delle onde ci ha fatto compagnia nella notte lasciandoci dormire sonni tranquilli protetti dalla nostra tenda traballante.


Al solito, iniziamo a pedalare con le prime luci del giorno ma questa volta, prima di partire, oltre alla colazione dobbiamo togliere tutta la sabbia dai sacchi a pelo, dai materassini e dalle bici che ne sono quasi completamente ricoperte!
Si inizia quasi subito in salita, la strada sale e scende lungo la costa e notiamo in lontananza un coyote: sembra un incrocio tra un grosso cane e un piccolo lupo lui, schivo, ci guarda per un po’ e si allontana trotterellando tranquillamente.


Pedaliamo su superfici miste oggi, dalla sabbia fine e inconsistente ai sassi smossi, addirittura attraversiamo un piccolo lago salato sempre costeggiando le numerose baie che si aprono alla nostra destra. I surfisti locali e quelli americani le hanno battezzate “le sette sorelle” perchè queste meravigliose baie sono appunto sette, tutte molto simili e, pare, con delle onde perfette per il surf. Notiamo, infatti, accampamenti di Tende e Jeep parcheggiate con le tavole sui tetti ma non vediamo persone in giro, stanno ancora tutti riposando, probabilmente ieri hanno fatto festa anche perchè, forse, era sabato sera… Ma non ne siamo proprio sicuri avendo ormai da un po’ perso il conto dei giorni!

Sei baie in 50km, tutte simili, tutte stupende, tutte meravigliosamente selvagge e immacolate fino a baia El Cardòn dove sorge un campeggio gestito da un harleysta messicano famoso per aver fatto il giro del mondo in sella alla sua moto!
E’ ancora presto per fermarci e continuiamo in direzione di Santa Rosalillìta ma quando raggiungiamo la baia El Maròn, l’ultima delle sette sorelle, alle 14.30 ci lasciamo attrarre dalla pace che emana.
Lasciamo così la strada principale e imbocchiamo la discesa che ci conduce alla spiaggia.
Che bellezza! Ci fermiamo qui per pranzare ma la tranquillità che respiriamo ci da un senso di pace e relax tali da attrarci e non lasciarci più andare.


Montiamo la tenda, prepariamo il braciere e andiamo a cercare legna fer fare un bel fuocherello, laviamo un po’ di abbigliamento nell’acqua salata dell’oceano con un pezzo di sapone di Marsiglia; io, nudo come un verme, mi tuffo e faccio una breve nuotata nell’acqua gelata.

Passa così il pomeriggio, con un relax tale da farci sognare di non avere limiti di tempo, sarebbe bellissimo poter fare così ogni giorno e godersi queste piccole grandi cose senza avere “lo stress” di arrivare sempre nei posti tappa prefissati ma fermandosi nei posti che più ispirano pace e tranquillità.
Ci godiamo però questo momento, davanti al fuoco che aiuta ad asciugare i vestiti e ci tiene caldi quando le ombre inizano a farsi lunghe.
Ci siamo piazzati dietro le dune questa volta, protetti dall’aria, ho messo delle pietre ai piedi della tenda in modo che questa volta la sabbia non si infili nei sacchi a pelo come la notte scorsa anche se oggi l’aria non è che una leggera brezza di mare.

Arriva così la sera, nella pace più totale, Samy ed io, senza vedere nessuno, senza udire altri suoni oltre a quello delle onde.
Si fa buio e aspettiamo un momentino per ammirare le stelle mentre aspettiamo che il fuoco si spenga. Tutta la sabbia intorno al braciere si è scaldata e tenerci sopra i piedi è un piacere!
Dietro di noi le montagne si chiudono in una sorta di anfiteatro e noi siamo gli attori sul palco, nel centro di questa meraviglia.
Ci addormentiamo quasi subito con il suono delle onde che ci culla.

Siamo gente di mare forse noi? Di certo no.
Infatti passano poche ore e un frastuono ci sveglia.
”Cazzo l’alta marea! Non è che siamo troppo vicini all’acqua? L’oceano quando cambia marea in genere sale tanto tanto!”
Esco dal sacco a pelo e, in mutande con la frontale in testa, oltrepasso la piccola duna che ci protegge e sbircio verso la costa:
il livello dell’acqua si sta ritirando, la marea si sta abbassando e la linea dell’acqua è ora lontanissima rispetto a dove ieri pomeriggio abbiamo fatto il bagno…
”Tranquilla Samy, è la marea che si sta abbassando e il mare non è così agitato”
In effetti il frastuono che abbiamo sentito altro non era che il fragore delle onde che rimbombava in quella sorta di anfiteatro alle nostre spalle causando un rumore veramente forte, quasi come un elicottero in decollo sopra di noi!
Passano poche ore e la scenetta si ripete!
Di nuovo il fragore delle onde è assordante e se uno più uno fa due questa volta si tratterà di alta marea… Ma alta quanto? Salirà fino alle dune? La spiaggia in effetti ieri non era proprio asciutta!
E sono di nuovo mezzo nudo sulla duna a guardare e controllare il livello dell’acqua!
Siamo proprio due montanari, non c’è nulla da aggiungere!

Torniamo a dormire e finalmente non ci facciamo più intimorire dal frastuono, anzi…
Solo uno szampettare intorno alla tenda mi fa aprire un occhio nel cuore della notte, saranno dei leprotti, qui ce ne sono tanti…

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