Baja Divide: “dammi 20 pesos”

Che nottata! Abbiamo visto passare nel cielo tutte le stelle del firmamento e ora, alle 6 del mattino, la luce sta arrivando alla nostra destra, da dietro le montagne. Ci sono 6 gradi e impacchettare tutto per ripartire con le mani gelate non è facile, ma un caffè bollente ci rimette un po’ in sesto così iniziamo a pedalare subito.
La luce del sole inizia a scaldarci fin da subito e nel giro di poco ci sono 26°! Sull’altipiano la pista è decisamente più pedalabile rispetto a ieri e anche se sabbiosa non ci sono più tutti i sassi che tanto ci hanno fatto saltare ieri. Riusciamo a pedalare per 40 km in poche ore immersi sempre tra i Cirros. Alcuni sono altissimi, partono con un tronco abbastanza spesso e si assottigliano verso l’alto. Il tronco è completamente ricoperto di lunghe e affilate spine e sulla cima di alcuni un buffo ciuffo giallo li incorona.

Quando arriviamo davanti ad un rancho un contadino ci incita dicendo che tra 2 km troveremo la strada asfaltata ma ne percorriamo quasi dieci per ritrovare la MEX1.


Ancora qualche colpo di pedale e siamo a El Descanso, l’unica locanda della zona dove possiamo mangiare pranzo e conneterci col mondo. Chiediamo qual’è la password per la wi-fi e la risposta è “dammi 20 pesos!”.
”dobbiamo pagare per la wi-fi?”
”no no, la wi-fi è gratuita, dammi 20 pesos è la password!”
ci facciamo una risata e finalmente riusciamo a chiamare a casa tramite skype per dare nostre notizie!


Ripartiamo a pancia piena percorrendo la MEX1, evitando la parte del percorso che porta a Catavina perchè dalle ultime notizie ricevute da chi è passato di qui prima di noi, la pista è impraticabile a causa della sabbia finissima e smossa dalle auto che hanno percorso, il mese scorso, la Baja 1000.

Pedaliamo così lungo la striscia asfaltata che taglia a metà il deserto, pedalando in completa solitudine sotto il sole e con un caldo vento contrario. I pochi mezzi che transitano sono camion e tir mentre di auto non vi è traccia; quando ci superano ci salutano tutti amichevolmente lasciando abbondante spazio tra noi e il mezzo. I Cirros ora lasciano lo spazio ai Cardòn. Sempre in quantità esagerata, non avrei mai pensato di vedere così tanti cactus tutti insieme! Sembra quasi di essere a casa, ma con i cactus al posto dei pini! Le rocce che sbucano qua e la sono tutte levigate dal vento (che ovviamente continua incessante a soffiarci in faccia) e lasciano intendere come sia il clima in questa zona. Il paesaggio, nel suo complesso, torna a sembrare quello dei cartoni animati, quasi surreale per le forme così morbide e levigate!

Arriviamo a Catavina alle 16, prendiamo una stanza in un motel che dire spartano è dir poco. La porta si apre con un colpo secco, non c’è serrautra, la doccia è un tubo che esce dal muro, senza soffione, non c’è un piatto doccia ma solo il cemento con un buco per lo scarico. Il letto è rifatto, le lenzuola non indaghiamo per capire se sono pulite o no. Paghiamo 500 pesos (nemmeno pochi per un motel così ma è l’unico in paese) e andiamo a cercar provviste per domani.


Il prossimo tratto sarà il più lungo di tutti, il primo paesino dove si può trovare acqua e cibo dista circa 160km il che significa che per arrivarci possono volerci minimo due giorni e la zona da attraversare è completamente priva di servizi, acqua e ombra, quindi dobbiamo prevedere autonomia per almeno tre giorni pieni.
Mettiamo acqua in ogni dove sulle nostre bici, 11 litri io e 8 Samy, prendiamo alcune scatolette di fagioli, delle insalate di tonno, biscotti, frutta secca… Nelle nostre borse non c’è più spazio per nulla e le bici ora sono pesanti. Non pesanti, dei macigni! É quasi impossibile sollevarle e partire pedalando richiede un discreto impegno fisico. Credo che il peso della mia bici ora superi i 35kg, quella di Samantha 3 o 4 in meno! Cerchiamo l’equilibrio per tornare al motel, parcheggiamo i due pachidermi nella stanza, incastriamo la porta (qui le chiavi non si usano) e andiamo a cenare nell’unica locanda del paese.

Il locale è veramente bello: il pavimento è ricoperto di ghiaia, i pilastri che sostengono il tetto pergolato sono dei tronchi di cactus, sulle pareti campeggiano i poster dei piloti del Baja 1000, tutti orgogliosamente con dedica e autografo. Vasi di fiori abbelliscono la sala da pranzo. Al bancone due ragazzi stanno bevendo una birra gelata dopo la loro giornata di lavoro.
Ci accoglie Josè, un ragazzone di 24 anni, gentilissimo, che quando viene a sapere la nostra nazionalità si siede con noi mentre mangiamo. Vuole sapere tutto dell’Italia e noi tutto della sua vita qui.
A Catavina vivono 120 persone, non hanno energia elettrica perchè la linea non arriva fino al paese, la poca corrente che hanno è prodotta da generatori diesel e la wi-fi, così come la televisione funziona, a stento, via satellite.
L’unico distributore di benzina è un rimorchio carburante che il “benzinaio” va a riempire una volta alla settimana alla città più vicina, 250km più a sud e poi la porta qui e la rivende a chi ne ha bisogno.
Non vivevo una esperienza così da quando passai tre giorni a Fogo, a capo verde, dove il villaggio che sorge nel cratere di un vulcano vive di agricoltura ma non ha nessun servizio e comodità mederni…
C’è un hotel “di lusso”, il nostro motel, un negozio e un bar ristorante.
Josè studia alla scuola alberghiera Ensenada ed è qui per la stagione e per fare esperienza come cuoco, ma sogna l’Italia, la sua cucina, Firenze, Roma… Gli raccontiamo che da dove veniamo noi ci sono un metro e mezzo di neve e gli si illumino gli occhi: lui adora fare snowboard e una volta l’anno va a sciare sull’unica montagna messicana (credo di aver capito…) ma la domanda che gli sorge spontanea è “ma perchè due italiani vengono in vacanza in Messico? Si mangia molto meglio a casa vostra!”
E’ bello parlare con le persone per conoscere le cose anzichè usare google, ritroviamo una semplice umanità fatta di parole, emozioni e sorrisi. Dovremmo ritrovarla un po’ anche noi!
Beviamo un paio di birre, una la offriamo al nostro oste e verso le 21 andiamo nella nostra stanza.
Domani ci aspetta una parte impegnativa che ci spaventa un po’, meglio essere riposati!

Passano pochi minuti e il sottofondo rumoroso dei generatori si ammutolisce. E’ buio pesto, sulla strada non passa nessuno, tutto intorno regna ancora il silenzio più assoluto. Siamo in una stanza ma non cambia nulla dalla pace dell’ultima notte passata tra i cactus.
Ci sembra di viaggiare nel tempo. Più andiamo verso sud e più le nostre abitudini e certezze spariscono.
Che avventura meravigliosa che stiamo vivendo!

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