Baja Divide: la compagnia si scioglie.

Per tutta la notte un vento quasi rabbioso ci ha tenuti svegli. La tenda sembrava volesse volare via sbattendo continuamente e il grosso albero sopra di noi ha ballato tutta la notte. Non è stato affatto semplice riposare ma alle prime luci del mattino ci prepariamo a partire; colazione, bagagli pronti, appena i nostri compagni di viaggio sono fuori dalle loro tende andiamo a salutarli, una stretta di mano, un “ride safe” e ci avviamo.

Il vento non cessa e ci soffia in faccia così il procedere si fa più complicato, anche per via del fondo sabbioso dove le nostre gomme da 3 pollici di sezione gonfiate il minimo indispensabile faticano a rotolare anche se fortunatamente sprofondano poco.

Circa 8 km di salita per risvegliarci bene, attraversando un lungo canyon verdeggiante, Canon Manteca appunto, con alberi a foglia larga e il greto del torrente sassoso e in secca; cavalli allo stato brado ci guardano curiosi ma non si spaventano più di tanto. Saliamo fino a quota 800m dove, improvvisamente, il panorama cambia radicalmente: un infinito altipiano ci si presenta davanti e dovremo attraversarlo tutto, percorrendo l’unica pista presente, una traccia di sabbia che lo attraversa sul suo lato più lungo. Ai lati della pista alcuni radi alberi offrono un po’ d’ombra ma la vegetazione è comunque bassa e brulla, latemperatura è abbastanza calda ma l’aria in faccia ci aiuta a non patire troppo il caldo.

Incontriamo qualche fattoria di tanto in tanto ma tutto sembra statico, disabitato, congelato nel tempo, non si vede traccia di persone umane e il silenzio è assordante; sentiamo solo il vento nelle nostre orecchie ma non c’è altro suono al di fuori delle foglie degli alberi che si muovono cullate dalla brezza.

La pista di sabbia è faticosa da pedalare e per buona parte della giornata saremo impegnati ad attraversarla tutta, fermandoci sotto una grande betulla (se era una betulla!) per mangiare qualcosa per pranzo e percorriamo i 40km che ci separano dal passo: il punto più alto della giornata è a 1400metri di quota e da qui, finalmente, sarà quasi tutta discesa.

In lontananza sentiamo un rombo di motori e dopo pochi secondi dei gruppi di moto e dune buggy sfrecciano accanto a noi. Abbiamo come l’impressione che si stiano divertendo più di noi e sicuramente stanno faticando meno! Iniziamo la lunga discesa fatta di sali-scendi nel primo pomeriggio, ma i numerosi strappi in salita che incontriamo sono sì protetti dal vento ma sono resi impedalabili delle sabbia molto alta e smossa tanto da obbligarci più volte a spingere le nostre bici ormai alleggerita dalla quasi mancanza di cibo e acqua nel nostro bagaglio, ma pur sempre pesanti come macigni. Il paesaggio non cambia molto ma rimane sempre affascinante e il silenzio prevale su ogni cosa. Percorriamo quasi altri 40km quando finalmente troviamo un bellissimo posto per passare la notte: il tramonto si sta profilando, il sole si abbassa verso le montagne, le ombre si fanno lunghe e l’aria inizia ad essere più fresca, siamo abbastanza stanchi e abbiamo poco cibo con noi e soprattutto l’acqua sta per finire.

Lungo la discesa, finito il bosco, la pista attraversa delle gole rocciose, un torrente in secca dovrebbe scorrere qui nella stagione più umida ma ora non c’è traccia di acqua. Sul lato opposto del piccolo canyon una serie di piccole casette in legno formano una sorta di villaggio; mi avvicino e noto che, effettivamente è un campeggio ma al momento è chiuso.

Esitiamo un momento sul da farsi, se accamparci ugualmente in questo piccolo paradiso, terminando però tutte le scorte di cibo e acqua o se proseguire verso la città che dista circa 20km da qui ma offre sicuramente la possibilità di dormire al coperto e di fare provviste per domani.

Optiamo per scendere fino a Ojos Negros e di cercare un letto per la notte. Riprendiamo a pedalare.

Il sole è ormai basso, il paesaggio cambia drasticamente e iniziamo ad attraversare campi coltivati dandoci l’idea di essere ormai vicini alla città. Jeep di contadini ci superano, alzando nuvole di sabbia e polvere mentre il vento incessante, che ci ha fatto compagnia tutto il giorno, non ci aiuta facendoci mangiare un sacco di polvere. Siamo stanchi morti e la città, al momento, non è che un insieme di piccole luci all’orizzonte e ci sembra così lontana!

Samy è un po’ in crisi, pedala a testa bassa da un po’ ormai e io che la conosco bene so che quando è a testa bassa significa che è stanca, ma Ojos Negros sembra sempre più vicina, ci siamo quasi! Dal cassone di alcune delle jeep che ci sfilano veloci dei ragazzini ci incitano e ci sorridono, dai loro volti sporchi di terra ma splenditi e sereni, si apre un sorriso bianchissimo e queso piccolo gesto ci da la forza di spingere sui pedali per arrivare alla città che, ormai, è davanti a noi.

Siamo a Ojos Negros col buio. Quella che pensavamo essere una città in realtà è un abitato di contadini: cani e gatti scorrazzano liberi per le strade non asfaltate del paese e le galline razzolano sui marciapiedi. Troviamo quasi subito un alberghetto per passare la notte, “Le Roi Hotel” ci accoglie. Il cancello elettrico e le telecamere sparse ovunque sulle mure di recinzione non sono molto incoraggianti, danno idea di entrare in un carcere di massima sicurezza, ma all’interno sembra tutto pulito e molto carino. Le stanze sono posizionate su un unico piano, una accanto all’altra con al centro un cortile, come le nostre case di campagna di un tempo, dove nell’aia le galline razzolavano libere. La nostra stanza è piccola ma accogliente, ha l’acqua calda e la macchina per il caffè. Finalmente, al terzo giorno in sella, possiamo fare una doccia ristoratrice, ci vestiamo e usciamo a mangiare in un “ristorante” all’aperto che fa solo tacos e burritos di ogni tipo. Perdo il conto di quanti ne mangiamo, ci beviamo su una coca cola… sembra impossibile trovare una birra anche qui e quindi dovrò togliermi la soddisfazione un’altra volta.

Alle 21 siamo già in stanza, giusto il tempo di svestirci ed entrare nel letto e cadiamo in un sonno profondo e ininterrotto.

110km sulle piste di sabbia oggi ci hanno messo alla prova. Siamo soddisfatti ma stanchi. Tanto stanchi!

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