Baja Divide: fuga da Canon Manteca!

La notte è finita, non è che abbiamo riposato molto bene, complici gli ululati dei coyote e la brezza che ci hanno cullati tutta la notte riposare bene non è stato proprio semplice.
Ci svegliamo, colazione e prepariamo le bici per partire. Samy ed io siamo super organizzati e forse grazie all’esperienza nel fare queste cose, siamo pronti quando i nostri compagni di viaggio ancora devono iniziare a smontare e impacchettare tutto: non è semplice essere in gruppo, noi di certo non siamo abituati!

Finalmente riprendiamo a pedalare tra le colline di Will E. Coyote, su alcune c’è anche il serbatoio dell’acqua in legno, ci manca solo la scritta ACME inc. per sembrare davvero nel mondo dei Looney Tunes! La strada sterrata è bella battuta e le salite dolci , facciamo tanti km in poco tempo; l’aria è fresca, insomma si sta benissimo. Sembra di essere lontanissimi da San Diego, qui infatti le case dei contadini sono tutte diroccate e un po’ lasciate andare al loro destino, alcune sembrano uscire da un libro di Stephen King… meglio non farci caso!

Arriviamo a Barret Junction dove, in mezzo al nulla, sorge un locale, l’ultimo in territorio americano e dove pare sia obbligatorio fermarsi per un caffè. Saranno circa le 10 del mattino, quindi un bel caffè ci sta tutto, così entriamo e ci sediamo al tavolo in una grande sala piena di trofei strani, il più curioso un serpente a sonagli lungo tre metri e varie chincaglierie dei tempi passati. Complice la musica country di sottofondo sembra realmente di essere in un salone nel vecchio west. Beviamo tanto caffè, ma tanto davvero o dovremmo nascondere o rubare le tazze per far sì che l’oste non continui imperterrito a rabboccarle! Finalmente riusciamo a svicolarci quando entrano nel locale un gruppo di harleysti e dopo aver riempito le borracce, siamo pronti a partire.
Noi.
Siamo pronti Samy ed io.
Amanda e Devon poco dopo.
Siamo pronti in quattro.
Iniziamo a scocciarci e a chiederci che fine abbia fatto Ali e dopo un’ora esatta eccolo sbucare tutto sorridente mentre mangia una roba verde non meglio definita… non puoi nemmeno incazzarti, siamo in vacanza…

Riprendiamo, su asfalto, a pedalare verso il confine e il vento contrario ci frena parecchio così ci diamo i cambi come fossimo in bici da strada, ma molto più lenti! Il confine con il Messico, nella città di Tecate, è dietro una collina così ci arriviamo dopo una lunga salita. Sbrighiamo le procedure doganali alla svelta perché noi due e la coppia di americani abbiamo già stampato il visto e il questionario da presentare all’agente che quando vede la nostra nazionalità si mette a cantare ” o sole mio” sorridendo divertito.
Aspettiamo Ali che non ha stampato nulla e cerca un ufficio che gli stampi tutto l’occorrente e quando finalmente è tutto pronto ci infiliamo nel primo ristorante a mangiare i primi tacos di una lunghissima serie.

Il locale è all’aperto e sotto il telo della veranda comodamente seduti sulle seggiole della coca cola mangiamo una buona quantità di tacos. Compriamo anche una scheda telefonica messicana Samy ed io che ci servirà per comunicare con l’Italia ma non riusciamo a farla funzionare. La cameriera ci impazzisce per cercare di aiutarci ma non c’è verso e così, tra varie imprecazioni, decidiamo di andare in un ufficio della Telcel per capire cosa non vada bene. Partiamo noi due e Ali a cercare l’ufficio mentre Amanda e Devon optano per una visita al birrificio della tecate. Ci lasciamo con un “ci vediamo davanti allo stabilimento appena avete finito!”

Dopo aver girato a vuoto per le vie di Tecate troviamo finalmente l’ufficio e scopriamo che la sim andava attivata e ricaricata. Fatto tutto cerchiamo lo stabilimento della birra e dopo varie ricerche lo troviamo! I due ragazzi americani sono seduti sul marciapiede con uno sguardo sconsolato: si sta facendo tardi e in più non hanno visitato lo stabilimento perchè chiuso… e la voglia di bersi una birra rimane!

Riprendiamo la strada e passiamo per la periferia (non molto incoraggiante) della città messicana, dove i bimbi che incontriamo ci corrono dietro e gli adulti ci guardano e ci sorridono.

L’ultimo negozio a disposizione per far provviste è qui vicino e ne approfittiamo per comprare qualcosa ma dobbiamo, ancora una volta, aspettare Ali che vuole far merenda. Sono le 16 e iniziamo ad avere una certa premura: il nostro roadbook ci segnala di evitare di passare la notte al Canon manteca, un bellissimo posto per campeggiare dove però sono state segnalate alcune rapine ai ciclisti che hanno affrontato il nostro stesso viaggio. Siamo però ancora lontani da quel punto e qui non è possibile fermarsi. Devon ed io iniziamo a parlarci al riguardo e ci troviamo d’accordo che sarebbe urgente una soluzione per passare la notte tranquilli. Mentre parliamo, in testa la gruppo, passa Ali con una improvvisa verve, ci supera e quasi sparisce davanti a noi… incredibile, adesso ha fretta! Ci guardiamo e ridiamo tutti! In sette ore e mezza dalla nostra partenza abbiamo pedalato circa tre ore e trenta minuti e adesso siamo veramente preoccupati perchè siamo finalmente fuori dalla zona abitata ma ancora troppo vicini alla città per campeggiare liberamente in sicurezza. Passiamo in una zona coltivata, tutta recintata dove, dall’alto di una piccola collina, sopraggiunge una musica messicana sparata a tutto volume: in una villetta molto elegante e forse fuori luogo per quella zona stanno facendo festa! Noi proseguiamo e arrivano in un bellissimo spiazzo sabbioso con dei grandi alberi che sarebbe perfetto per passare la notte.

“Dormiamo qui!!!” Esclama Ali.

Io e Devon controlliamo il gps: wayponit segnalato: Canon Manteca. Ecco. È quasi buio e siamo proprio dove non volevamo essere…

“Non credo proprio sia il caso di passare la notte qui” esclama un po’ scocciato Devon e riprendiamo a pedalare guardandoci intorno.

Non siamo molto tranquilli e l’essere qui non ci aiuta; avremmo voluto passarci diverse ore fa per poterci accampare lontano dalla zona abitata ma ci sentiamo ancora troppo vicine e non al sicuro.

Individuo una zona che sembra ok: pare il letto di un torrente in secca, nascosto da alberi. Dalla strada non si vede quasi nulla, sono le 18 e tra poco sarà buio… bene o non bene ci accampiamo qui.

Prepariamo le tende e ceniamo… domani mattina la compagnia finalmente si scioglierà e già ora non c’è molta voglia di parlare, siamo evidentemente tutti un po’ provati, preoccupati e scocciati ma, mentre si alza un bel vento che muove gli alberi sulle nostre teste, ci rifugiamo nelle tende per passare la notte.

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