La cumbia del zapatero

Oggi ho passato la giornata ad Alessandria, per un corso tecnico di cannondale. Mi sono svegliato alle 6 del mattino, ho guidato un paio d’ore e ho passato circa 7 ore a seguire il corso.

Una volta finito sono salito in macchina, ho collegato il telefono alla presa usb e fatto partire i file mp3 con sequenza casuale.

Pearl Jam, Ozzy, System Of a Down… tutti i miei gruppi preferiti, uno dopo l’altro e poi…


Parte una canzone che nulla c’entra con i miei gusti musicali, una canzone strumentale latineggiante, non so definirla, un tempo avrei detto “una canzone da comunista” e  dopo due o tre quarti mi si ripresentano nella mente delle immagini indimenticabili.

Mi ricordo del primo sabato di luglio 2016 quando sul primo tornante di Saint Nicolas stavamo gonfiando una gomma.

Ma facciamo un passo indietro. Lo “Yoda invitational” era nato come un raduno per far conoscere agli amici i miei percorsi preferiti, quelli dove mi allenavo ai tempi del super enduro e della urge cabo verde. Poi mi sono appassionato al bikepacking e il mio invitational si è orientato verso quella direzione e agli inizi di luglio ho invitato alcuni amici (di vecchia data e altri virtuali, “conosciuti” sui social) a venire ad assaggiare una parte del percorso che sto pensando da qualche anno.

Dopo un po’ di ore in sella, lungo la salita verso Saint Nicolas, Michele buca per la seconda o forse terza volta. Ci sono 32 gradi, il sole spacca le pietre e la pioggia presa al mattino ormai si è asciugata. Normalmente le forature ripetute durante un giro in compagnia sono snervanti, tendono a spazientire alcuni, ma oggi no. Sotto l’unico albero che offre la sua ombra i miei amici si sono radunati per aspettare che Michele sistemi la sua Surly e prontamente Emanuele tira fuori una cassa JBL e spara la sua “cumbia del zapatero” a tutto volume mentre a turno pompiamo la gommona da 3″ di Michele. Siamo felici, rilassati, sereni. Non abbiamo ancora percorso nemmeno un terzo del percorso che ho in mente, ma non siamo per nulla pressati. Semplicemente ci stiamo godendo questo momento e la colonna sonora offertaci da Emanuele ci da la giusta nota di allegria e mette una fantastica cornice al quadro che questo momento sta dipingendo.


La giornata poi continuerà con il sole, il vento, la salita, le birre, la polenta al rifugio, la notte passata nel laboratorio dello scultore Siro Viérin tra sonore russate, sorsi di grappa e odore di legno intagliato per proseguire con un’alba stupenda, un freddo pungente e una seconda meravigliosa giornata finita a birre gelate sotto un sole rovente all’ombra delle piante dell’area verde di Gressan.

Insomma, una sola canzone, semplice e allegra, riporta alla mente una due giorni indimenticabile che difficilmente riuscirò a dimenticare, così come difficilmente riuscirò a dimenticare le persone fantastiche conosciute in quel fine settimana. 


Dei ricordi così belli che, prima di arrivare a casa, lungo l’autostrada, avevo già deciso il giro da proporre per l’estate prossima!

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