GENTE DI PASSAGGIO

Ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace molto; in pratica il mio lavoro e la mia passione primaria, la bicicletta, riguardano lo stesso ambito.

Mi capita di aspettare, con trepidante attesa, l’inizio della “bella stagione” per scoprire quali personaggi transiteranno in officina e, soprattutto, quali storie avranno da raccontarmi.

Di tutti ne ricordo alcuni, in maniera più nitida e viva e vorrei raccontarvi un o’ di aneddoti riguardanti questi personaggi.

Il primo, quello che più mi ha colpito, era una marinaio russo. Arrivò in officina in autunno, sporco, puzzolente, con una bici che cadeva a pezzi. Mentre gli controllavo il mezzo (praticamente senza freni) mi feci raccontare la sua storia. In un inglese stentato capii che lavorava su un mercantile che affondò. Tutti i membri dell’equipaggio morirono affogati, tranne lui che, aggrappandosi con forza e coraggio ai cadaveri e ai resti della nave, riuscii a rimanere in vita. Mentre era sicuro di non farcela trovò la forza di rivolgersi al Signore e dire: “Dio, se mi salverò giuro che andrò a visitare ognuno dei paesi dei miei colleghi deceduti per rendere loro omaggio con una preghiera per la loro anima”.
Dopo esser stato tratto in salvo iniziò il suo pellegrinaggio e passò anche in Italia, una delle sue mete per rendere omaggio ai suoi colleghi, come promesso a Dio.Era alla fine, dopo tre anni, del suo lungo pellegrinare. Non sapeva che sarebbe stato del suo futuro, ma era riconoscente di esser stato capace di mantenere la sua parola col Signore.

Ricordo di una donna, magra, alta, con i capelli neri. Aveva una bici rossa completamente consumata, non ci si leggeva più la marca o il modello. i suoi portapacchi, fissati con il fil di ferro, trasportavano grosso sacchi neri con dentro tutto ciò che le serviva. Capitò in negozio in agosto, con una ruota posteriore che letteralmente stava cadendo a pezzi. Era da sostituire. Dopo aver detto il costo iniziai a lavorarci. “non è un problema il costo, fai quello che devi fare per poter continuare a viaggiare in sicurezza”. Mentre lavoravo chiesi da dove venisse, dove fosse stata, dove stesse andando… A tratti rispondeva volentieri, illuminandosi di gioia per dirmi i luoghi che aveva visto: Nuova Zelanda, Australia, India, Asia…Ma quando le chiesi come mai fosse partita, da sola, tre anni prima, il suo sguardo si fece cupo e malinconico. Capii che non era una argomento piacevole e compresi che si era messa in viaggio per scappare da un dolore troppo forte. Passò il pomeriggio in officina, chiacchierando e raccontandomi molto della sua vita di viaggiatrice. Le rubarono la bicicletta in Brasile e dovette ricomprarla, in un supermercato, e continuò a girare il mondo. Sceglieva sempre bici “da quattro soldi” perchè riparabili in ogni posto del globo con pochi soldi, senza problemi di compatibilità dei ricambi. Se ne andò sotto una fitta pioggia dopo avermi chiesto un paio di sacchi neri per coprirsi a mò di mantellina…

Era circa mezzogiorno, orario di chiusura, di un giorno d’estate quando vidi entrare un frate con una bicicletta pininfarina verde, quelle dei punti della Esso che tutti ben conosciamo. Anche lui aveva un portapacchi di ferro da 8€ legato col filo di ferro (portata max 5kg) con su legato un enorme zaino da montagna. Era un frate (non ricordo di quale congregazione) che stava espiando una colpa. Partì da dalla Grecia  per andare fino a Santiago , a piedi sfruttando l’ospitalità della gente che incontrava ma senza poter chiedere nulla, se non acqua in caso di bisogno. Al suo ritorno optò per la bicicletta, per essere più veloce. si imbarcò su un traghetto per Bari e iniziò a pedalare, passando da una costa all’altra della nostra Italia ma, appena giunto tra Napoli e Roma, venne aggredito da dei delinquenti che gli rubarono quei pochi averi che aveva. Dopo un paio di settimane in ospedale proseguì fino a Santiago per poi tornare in bicicletta verso casa. Giunse appunto da me in officina per controllare la sua bici che, dopo il colle del Gran San Bernardo aveva smesso di frenare a dovere. Gli ofrii dell’acqua (cibo non ne volle) e gli riparai gratuitamente la bici. Ripartì ringraziandomi in modo veramente vero e sincero. aveva ancora molta strada da percorrere, ma il suo spirito sembrava proprio libero e sereno.

Pioveva a dirotto quando un signore tedesco con una lunga barba si fermò in negozio per sistemare i freni (sempre loro!). Non parlava altro che tedesco e la nostra conversazione fu solo di sguardi e sorrisi. Nel pomeriggio smise di piovere e il sole tornò a scaldare l’ambiente. Verso le 16.00 mi telefonò mia moglie. “Marco, c’è un barbone in bici fermo ai giardinetti, mi sembri tu da vecchio. Dici che se gli porto qualcosa da mangiare si offende?” “secondo me no, potrebbe essere quello che è passato da me in negozio oggi!”. Detto fatto. Un panino al crudo e una bella birra gelata furono il premio per questo uomo consumato dal tempo e dalla fatica. La sera, mentre portavamo il cane a fare i suoi bisogni, lo rivedemmo, nudo, che si lavava nel laghetto dei giardinetti. Il mattino seguente non vi fu più traccia del suo passaggio.

Questa estate è arrivato un ragazzo francese. pulito, grintoso, in ordine… “dove vai?” (domanda consueta. “sono partito da 20 giorni. starò via due anni per girare il mondo”. Mi sono girato, ho guardato la mia Fargo con già tutto caricato (la sera sarei uscito per un lungo con sosta in tenda) e gli ho detto, ridendo “se mi aspetti un attimo vengo cone te!”. “ok, dai, mi farebbe piacere!”
Tra le risate ho continuato il mio lavoro, ma la mia mente non voleva più fermarsi, immaginando il viaggio, la sensazione di essere in sella senza tempo e senza meta. Ammetto che quello è stato forse il pomeriggio più difficile da lavorare in tutti questi anni di officina!

Ognuna di queste persone, e tante altre che sono passate in questi anni, mi ha lasciato qualcosa, un pezzetto della loro vita, come se condividendo con me un piccolo racconto avessero seminato in me un piccolo seme, il seme dell’avventura che, con gli anni, è germogliato fino a farmi vedere in modo nuovo e diverso il mio sport preferito, lasciando sempre meno in primo piano il lato meramente agonista e facendo crescere, sempre di più, quello avventuroso. Ho ancora la voglia di scoprirmi come atleta, di sfidarmi, di superarmi, ma devo dire che, con tutti i loro sguardi impressi nella mia mente, il vedere il muoversi in bici sotto un altro punto di vista, quello del viaggio, sta prendendo, pian piano, il sopravvento. E di questo, ammetto, ho paura. Non so dove possa portarmi questa visione delle cose, non voglio pensarci…

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