LA ROUTE DES GRANDES ALPES

un racconto in tre puntate del viaggio che ha iniziato a cambiare la mia visione della bicicletta, allontanandomi dalla voglia di gareggiare in circuito con la scoperta del piacere di vedere paesaggi e territori in un modo che solo la bicicletta sa donare!

AGOSTO 2011

GIORNO I

Quando ero piccolo chiedevo sempre a mio papà: andiamo al mare in bici?
Ma prima ero piccolo io, poi vecchio lui… Ora lui non c’è più, ma la voglia di farlo è rimasta viva nel mio cuore.
È rimasta lì, nascosta in un angolo, fin quando, un giorno, mi sono detto: ora che sono allenato e in gran forma, perché non farlo?
Così mi prendo le mappe e mi studio, in un paio di ore, un itinerario degno di un tour epico.
Decido anche il come e il quando e, in men che non si dica, giunge il giorno della partenza.
Non so bene cosa mi aspetti, non so cosa voglia dire pedalare una bici che pesa, tra tutto, una trentina di kg. Ma non mi spavento.

È mercoledì 24 agosto, 7.30 del mattino. Puntuale inizio a pedalare.
Il paese dorme ancora, nessuno mi vede sparire con la mia bici e, nel giro di 400metri, sono un turista come se me vedono tanti!
Evito le gallerie e i tratti di strada statale non necessari, poi inizio la salita al colle del piccolo S. Bernardo. Tutto fila liscio, la bici non sembra pesare poi così tanto, scorre piuttosto bene! La prendo con calma, noto cose che non ho mai notato prima, panorami e vedute che, anche se visti mille volte, continuano ad avere un fascino enorme su di me…
Alle 10.30 sono al colle, tranquillo, fresco. Mangio una barretta alle nocciole, foto di rito, e parto. Cerco se per caso sul cartello del colle è rimasto il fiocco che Ausilia e Seba hanno messo per Franca, ma ovviamente il vento se lo è portato via, chissà dove.
Inizio a scendere con prudenza, ma la bici pare molto guidabile anche da carica!
Arrivato al bivio per mont Valezan ne approfitto e prendo una strada secondaria: mi farà risparmiare una dozzina di km: tanto ne ho da fare di strada!
Sul fondo valle inizia la salita verso la val d’Isère. Non pensavo, ma sono 38km per arrivare su e alla fine nemmeno troppo semplici! Ho finito le scorte di acqua e nonostante il lago enorme di Tignes non si vede nemmeno una fontana!
Sono le 13 in punto quando avvisto un piccolo market. Guardo il cartello degli orari, vedo che chiude alle 13, noto una ragazza bionda che entra prima di me… Poso la bici, non la lego, mi fiondo alla porta e vedo un braccio gentile che spinge fuori la ragazza di prima. Incredulo provo a tirare la maniglia e lo stesso braccio di prima mi strappa la porta dalle mani. Sto figlio di una grandissima mignotta lurida mi ha sbattuto la porta in faccia!
Io e la tipa ci guardiamo, ci sorridiamo, e via, ognuno per la sua via! Così mi bevo una coca al bar e mi mangio il panone che mi ha preparato Cora, trovo una fonte, faccio il pieno, e parto!

L’Iseran è velato, ventoso, ora che arrivo freddo e nuvoloso. Mi cambio, mi rintano al bar, une tarte aux framboises  e una coca non me li faccio mancare!
Scambio quattro parole con altri ciclisti e scendo, da solo col vento.
Ora è tutta discesa! Magari! I francesi riescono a mettere le salite ovunque, anche in discesa, e ogni 200metri che scendo ne devo risalire altri 100!!!
Prima di Modane ci sono un sacco di scorci panoramici da sogno, forti e gorges  stupendi. Faccio un po di foto, non é molto tardi!
Arrivo in città trovo subito il campeggio comunale. Costa 10 euro, arrotondo con 2 birre, guadagno un pacco di patatine e mi accampo.
Arriva lo zio di France (un ometto di 63 anni che mi sembra proprio lui da grande) e vedo che si illumina quando vede sulla mia maglia la scritta valle d’Aosta… Pensava fossi un tedesco!
Franco mi racconta dei suoi viaggi in bici di quando era giovane, mi chiede un sacco di cose… Noto una scintilla nei suoi occhi riaccendersi, capisco il dolore di non poter più pedalare dopo un brutto infarto 3 anni fa. Mi offre una pasta, declino, voglio una tartiflette!
Vago inutilmente per Modane in cerca di un ristorante ma le uniche alternative sono pizza o crepes. Opto mal volentieri per la prima, la affogo con una birra grande e la gelo con un mediocre gelato.

Mi ritiro in tenda, domani sarà il giorno più lungo, devo recuperare energie… Non dormirò una mazza, il campeggio è a 30 metri dalla stazione del treno, non me ne ero accorto, mi viene in mente Perse coi tappi per le orecchie nel bosco: sorrido, i miei sono a casa nel furgone!

GIORNO II

Sono le 6 del mattino, mi sveglio prima che la sveglia suoni: ora mi rendo conto che sono in viaggio!
Pronto in 10minuti, parto a pancia vuota, troverò una boulangerie per strada…
È fresco, mi copro bene. Modane è deserta, tutto chiuso ancora! Mi mangio dei biscotti che ho portato da casa mentre pedalo. Controllo la carta per non sbagliare bivio: ci manca poco non lo vedo! Giro così a sinistra, direzione col du télégraphe:  tanti tornanti si susseguono uno dopo l’altro. Inizio ad essere superato da molti ciclisti, ma la mia solita vena agonista non mi si chiude! Salutano, saluto, chi mi incoraggia, chi mi chiede dove vado e quando pesa la mia bici…quando rispondo alcuni strabuzzano gli occhi mi augurano “bon courage”.
Anche se è fresco, mi scaldo velocemente, e il colle arriva in fretta. In cima mangio, mi cambio, saluto alcuni compagni di salita e proseguo per la mia strada: il Galibier è lontano, e non sarà l’unico colle che troverò oggi!
Perdo i 200 metri di dislivello che mi portano a Valloire e ricomincio a salire. In giro ci sono cartelli e bandire con scritto “vive le vtt”… Non ditelo a me penso, ma devo dire che questo road trip mi sta piacendo un sacco!
Appena prima dell’imbocco della salita al colle vedo un market: nessuno mi chiude porte sul muso, riesco a prendere dei biscotti ricoperti al cioccolato e con ripieno al lampone, un succo di arancia e una red bull.
Mangio e bevo e parto.
I primi 2 km sono da spezzare le rotule. E meno male che red bull ti mette le ali! Non vado su nemmeno ammazzandomi! Poi ne supero uno in bici, è un po panzone, ma diavolo, io ho 30kg sotto le chiappe! La strada molla un po, si pedala meglio, il panorama si fa via via più interessante man mano che si sale di quota.
Qui i ciclisti, soli o in gruppo, sono veramente tanti, e quasi nessuno non ha una parola per me: capiscono cosa sto facendo, in fondo credo abbiano un po di ammirazione.
Appena si esce dal fondo valle la strada si inerpica sul lato della montagna, aprendo una visuale della vallata sottostante davvero notevole!
Ormai ho capito come pedalare in piedi nonostante il bagaglio, così alterno i movimenti e lo sforzo: non dico che non fatico, ma mi passa molto facilmente!
Quando ormai sono a poche centinaia di metri di dislivello dalla cima, supero una coppia di ciclisti che mi fanno i complimenti per il passo che riesco a tenere.
Supero una ragazza ferma in auto, vestita da bici che da assistenza ad un signore che indossa una maglia con scritto “dai pirenei alle alpi” starà facendo qualcosa di strano anche lui, penso.
Lei mi chiede se è tutto ok, se ho bisogno di aiuto. Declino, sono a posto.
Capisce che sono italiano e mi urla “bravo, forza!”
Poco dopo mi passa, altro incoraggiamento, poi la ripasso. Mi offre acqua, ma ne ho.
Sono quasi in cima, chi mi vede arrivare mi incoraggia, sono tutti così gentili con me!
Mi vesto, foto di rito, tutti scendono dalla stessa parte della salita, io no!
La ragazza mi chiede dove sono diretto: ora mi tocca il col d’Izoard!
Un in bocca al lupo e, come al solito, sparisco.
La discesa verso Briançon pare non finire mai! Fa un caldo porco, non trovo acqua, i paesi che trovo sono tutti deserti e i bar chiusi… Trovo una fontana, ma esce acqua termale che sarà a 60gradi. Noto il cartello, città gemellata con sanpellegrino terme, mi pare…
Continuo e finalmente sono in città!
Trovo un caldo torrido ma anche un market aperto! Panino col crudo e coca, biscotti, formaggini! Come un maiale mi ingozzo su una panchina seduto vicino ad una commessa in pausa pranzo. Sta leggendo un libro, è girata di schiena e non si accorge che in vento le butta tutte le mie briciole addosso!
Riempito il sacco, mi avvio. Trovo pure una fontana! I primi 10km di salita sono veramente caldi, sotto il sole bollente, sento le braccia bruciare! Mi spalmo un po di crema, sto andando in alto!
Un sacco di motociclisti mi passano, sono circa le 14.30, non trovo altri ciclisti che si avventurano qui.
Salgo, salgo, salgo… Non arrivo mai, bevo come un cammello, ma cerco di tenere un po di acqua. Ad un certo punto, prima della ultima parte di salita, mi fermo. Finisco il succo, una borraccia. È l’ultima. Qualcosa troverò, mi dico. Al limite bevo da un torrente!
Macché, la strada si fa ripida, interminabile, ho la gola secca, le labbra mi fanno male, mi bruciano le braccia…
Ad un villaggio incontro due a piedi: lui ha un aspetto tutto goduto e gocciola acqua dalla faccia. Penso: o hanno chiavato nel bosco, o nei paraggi c’é una fontana!
Mi spiace per lui, ma ho trovato la fontana!
Ho bevuto 3 borracce piene, una dopo l’altra, poi le ho riempite tutte e tre di nuovo. Che gioia! Sono come rinato!
Con nuovo vigore affronto gli ultimi duri km di salita, ma è veramente lunga da fare tutta!
Arrivo in cima, dove c’è un obelisco, mi faccio fare la foto da un anziano. Mi chiede le solite cose, quando gli dico che ho fatto già il colle télégraphe e il  galibier lui mi risponde: ah, ma sei un agonista!
Sorrido, mi viene in mente Spiedo… Lo sanno proprio tutti ormai!
Scendo nel posto più bello che abbia mai visto in vita mia! La casse déserte  fa impressione da quanto è bella! Mi viene in mente il deserto dei pinnacoli in australia, ma qui è forse ancora più unico!
Se veramente è stato Dio a creare tutto quanto, qui credo che ci si sia soffermato un po di più per fare le cose così belle!
Proseguo, ma mi devo fermare ogni 200 metri per riempirmi gli occhi di panorami stupendi!
Passo in delle gole su una stradina tutta curve e gallerie scavate nella roccia e, quando infine sono arrivato, trovo un piccolo paese che mi accoglie con un campeggio a dir poco minuscolo! Pago 7.00 euro, e scrocco pure la corrente per caricare il gps!
Non ho voglia di cercare un ristorante per mangiare male e, ancora una volta, mi viene in mente il racconto del viaggio di Perse…
Vado a fare la spesa e, per cena, mi mangio mezzo reblochon, due porzioni di foie gras de canard, un pane enorme, due yogurt al mango e due pesche.
Ora si che posso andare a dormire tranquillo!
Mi butto in tenda, fa il giusto fresco per dormire nel scacco a pelo con la tenda aperta. Prima di prendere sonno ammiro le stelle, ne vedo una cadente.
Mi addormento…

 GIORNO III

Ho dormito bene, al fresco, mi sento tonico, sono un po in ritardo sul mio programma, la sveglia non ha suonato. Mi alzo, faccio un ceck al mio corpo per vedere in che condizioni è: le gambe sono un po legnose, ho dei formicolii piuttosto noiosi alla mano sinistra. Nulla di grave.

Sono ormai le 8.00 quando lascio il campeggio, fa piuttosto freddo, fatico a scaldarmi: in genere mi ci vuole circa un’ora, oggi dopo quel tempo ho già fatto 600 metri di salita! Ecco perché mi fanno male le gambe!
È tutto con il vento in faccia, freddo, in ombra, però bello, soprattutto la parte alta, vicino al rifugio napoleone, dove delle mucche smettono di mangiare per guardarmi mentre passo! Il piccolo lago è di un blu intenso: deve essere piuttosto freddo!
Raggiungo così i 2100 metri del col de vars, per la prima volta indosso la giacca invernale, i guanti lunghi, le ginocchiere… Sarà per la stanchezza, ma fatico proprio a scaldarmi!
La breve discesa mi porta a Jausier, dove lascio la route des grandes alpes (questa va verso il colle de la Cayolle) per intraprendere la salita che porta al colle più alto di tutta europa, cime de la bonette, a quota 2810metri. Sono circa 1400metri di salita,su 23 km. Non proprio una passeggiata!
Per fortuna ci sono punti acqua, così non sono mai a corto e posso bere quanto voglio. Fa sempre un gran caldo, ma un fresco vento in faccia non mi fa percepire il reale caldo che fa. In alto ci sono dei nuvoloni neri, ma non mi faccio intimorire. Ormai sono qui, non posso mica tornare a casa!
Questa salita è veramente ripida, tortuosa, sale costante con una pendenza media dell’8%. A tratti strappa un po, ma raramente spiana…
Bisogna prenderla con calma, anche perché è veramente ancora molto lunga.
Quando finalmente arrivo intorno a quota 2.200 il paesaggio mi torna familiare, sembra di essere al gran san Bernardo. Mi trovo in una sorta di loop da cui non riesco ad uscire: la strada gira e rigira, ma sembra di essere sempre allo stesso punto!
Alzando lo sguardo si apre un anfiteatro enorme, ma non si capisce dove passi la strada. Continuo, tanto non può che essere questa, ci sono i cartelli ad ogni km!
Intravedo il colle, il vento è freddo, mi devo mettere il gilet antivento! Però non mi torna l’altitudine… Segno “solo” 2650… E qui scopro e mi ricordo il motivo: sti francesi, pur di avere la strada più alta, hanno asfaltato un anello intorno ad una cima di sassi! Che folli! La strada si impenna, non so se salire da destra o da sinistra, mi sembrano ripide entrambe! Scelgo di stare a destra, l’ultimo km è duro, ma so che è l’ ultimo!
Ancora uno sforzo e sono in cima. Ce l’ho fatta! Sono su! Mi faccio fare la foto, mi vesto bene, mi preparo a scendere. Al bivio noto un cartello. Dice: Nice 120 km. Un qualcosa si accende nella mia testa malata: quasi quasi tiro dritto e mi faccio dalla cima più alta al mare in una unica botta.
Detto fatto, mi butto giù dal colle. La strada è molto divertente, ma bisogna stare molto attenti! Col vento contro basta una folata mentre si è distratti per finire fuori strada. E il bordo è piuttosto ripido!
Rimango vestito fino al paesino di saint Étienne de tinée, dove mi spoglio e mangio tutto quello che mi rimane nelle borse: panino, formaggio, frutta… Riprendo a pedalare, ora il formicolio è su entrambe le mani, ma ancora si sopporta. Passo da Isola, entro nelle gorges de Valabre, bellissimo! A saint saveur passo un campeggio, dentro di me so che è l’ultimo, quindi o mi fermo, o vado al bivio per Rocquebillière ed deciderò il da farsi.
Quando arrivo li ci penso un attimo. Mi fermo, guardo la carta: o salgo altri 300 metri e rimango fedele al programma, o mi lancio nella pazza idea di arrivare in spiaggia la sera stessa. Troppo allettante, salgo in sella e continuo a scendere.
Mancano solo 65km per arrivare a Nizza, ma un vento odioso mi scatena sul muso! Sono in discesa e non riesco a stare sopra i 22 orari… La vedo lunga!
Le gorges de Tinée non finiscono mai, a tratti sono stupende, anche se ormai ci sono pezzi di strada a 4corsie e gallerie un po troppo lunghe per i miei gusti. Per fortuna gli ultimi 30km li faccio su pista ciclabile, con le braccia appoggiate sul manubrio a mo di triatleta, non per migliorare il coefficiente aerodinamico, ma perché ormai non so più come impugnare il manubrio!

Ormai é sera, quasi il tramonto, mi fermo in un minimarket a prendere qualcosa per la cena, 2 birre gelate…
Arrivo in spiaggia a Cagnes sur mer quando ormai il sole sta tramontando. Il tutto ha un qualcosa di poetico! Mi siedo accanto alla bici, bevo una birra, penso che ci sono riuscito. Forse con mio papà avrei fatto una via più breve, più diretta, però come l’ho fatta io ha un qualcosa di unico, di magico. Chissà se lui da lassù ha visto la mia impresa, chissà se ora sa che sono riuscito nell’impresa che sognavo con lui quando ero piccino… Chissà…
Non mi resta che trovare un campeggio per la notte, domani ritroverò Cora che arriverà a prendermi col furgone…

É stata una incredibile avventura, un viaggio intenso, unico, stupendo.
Ancora una volta mi sento appagato dalla mia impresa.
Sono felice.

LINK FOTO

P1040626

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3 pensieri su “LA ROUTE DES GRANDES ALPES

  1. Pingback: DA CASA AL MARE | Marco pedala

  2. Bel racconto, grazie.
    Ho fatto fatto un giro simile quest’estate (Val di Susa al posto del Galibier e ritorno in Italia per il colle dell’Agnello dopo l’Izoard; ma con tappe meno dure e senza tenda, eh).
    La tue parole mi hanno fatto rivivere i bei momenti trascorsi più di quanto lo possano fare i miei ricordi! E mi spingono a scoprire i luoghi che non ho ancora conosciuto.
    Comunque eresia 😉 : il col de la Bonnette non è il più alto, ma il quarto (il primo è l’Iseran). Solo la strada che ci gira attorno è più alta, per lasciar credere che il colle lo sia.

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