HELLAS TRANS MOUNTAINS

Il resoconto della mia prima avventura di “ultracycling mtb”, una gara a tappa unica di 465 km in cui ho voluto mettere alla prova il mio corpo, la mia mente, la mia resistenza e, perchè no, il mio mezzo, per vedere fin dove avrei potuto spingermi.

OTTOBRE 2012

Eccomi qua, seduto su un divano a mangiare grappoli d’uva cercando le parole per descrivere le emozioni vissute in questa stupenda, spettacolare gara di ultra cycling.
Ma partiamo dallo spiegare cos’è una gara di questo tipo: si tratta del dover percorrere, entro un determinato tempo limite e nel minore possibile, un percorso di mtb di X km senza assistenza sul percorso, in totale autonomia, fatta eccezione dei ceck point (CP).
Nel caso di questa gara svolta nel Peloponneso, la distanza da coprire era di 455km, “conditi” da un dislivello da capogiro: 13.000 metri!!!

Il bello di queste gare é che, indipendentemente dal livello agonistico, l’ambiente é molto “easy”, tutti si pconoscono, non si vede quell’agonismo “malato” che spesso si vede nelle granfondo (e ultimamente in qualche 6 ore).

Così lunedì mattina siamo partiti alle 6 del mattino, dopo un minuto di silenzio dedicato a Franca, icona del mondo endurance prematuramente scomparsa qualche anno fa.

Ancora buio, le vette circostanti illuminate dalla luna ancora piena di li a poco illuminate di rosso per poi lasciare spazio al sole. Girandosi a guardare gli altri bikers e le loro luci sulla salita mi provoca un’emozione fortissima; siamo all’inizio di una nuova avventura e nessuno di noi sa ancora per quanto tempo ne avrà… In una 24h sai che, una volta scaduto il tempo, finisce il gioco!

Dopo qualche ora di gara sono in testa: mi volto a guardare se qualcuno è vicino ma, dopo un po’ di volte decido che non ne vale la pena: devo fare la gara su di me, che ci sia qualcuno o no dietro di me, sarò io il mio solo avversario da battere oggi!

Arrivo al primo check point, a Goura, dopo circa 110km con 3500m abbondanti nelle gambe, ma in ottime condizioni. Non sono stanco, non ho dolori… Sto benissimo! Mezz’ora di stop per mangiare un po’, metto il timbro e riparto. Il secondo non si vede (scoprirò poi che arriverà due ore dopo di me).

Questa parte di gara è quella che più mi ha entusiasmato: una lunga salita, dura, impegnativa, passaggi tra roccia di vari colori e fitta vegetazione… Nulla da invidiare alle mie montagne, anzi, l’assenza dell’asfalto rende il tutto più selvaggio ( in 12 ore non incontrerò anima viva!). Percorriamo così il perimetro del monte Ziria passando per il punto più alto della gara, a circa 1800 metri di quota.
Lunga discesa, panoramiche da favola, sono obbligato a fare varie soste per fare qualche foto. Tra varie salite,discese, sterrate e single track, mi trovo alle 19.30 in un paese con una sete maledetta e con l’acqua che non mi toglie la sete. Vedo un chioschetto e ne approfitto per scolare un birra gelata (più che berla me la sono svuotata in gola!).
Riparto in salita, ancora su e giù, nel buio, passando per campi e prati fin quando (non mi ricordo come) raggiungo il Cp2.
Ancora bello pieno di forze, mangio, faccio stretching e riparto, conscio del fatto che staró fuori tutta la notte e che, all’alba, ci sarà ancora una intera giornata da affrontare sui pedali. Regolo quindi la mia andatura sul blando, cercando di non forzare mai l’andatura e mantengo i battiti molto bassi, non superando i 120!

La notte passa molto in fretta, ma alle 6 mi arriva una botta di sonno allucinante. Cerco di tenere duro, ma non ce la faccio proprio… Sto crollando, sbando, mi si chiudono gli occhi… Basta. Non resisto! Vedo dei mucchi di ghiaia sul ciglio della strada. Mi fermo, butto la bici da una parte e muoio in Santa pace abbandonato sui sassi.
Mi sveglio dopo 14 minuti bello “ringalluzzito” e proseguo la mia corsa.
Il mio corpo deve aver interpretato questo micro sonno come un riposo vero.

Ormai è la seconda Alba, il cielo si schiarisce e sto ancora benone; ho un fastidio al ginocchio sx da ormai qualche ora, ma non mi fa male (ancora).
Sono a Olympia, dopo essere passato in zona archeologica (ci sarebbe da fermarsi a fare una visitina qui…) e ritrovo Marco che mi attende al CP3.
Qui sento di esser stanco, ma non da dovermi fermare. Faccio 4 colazioni complete con uova, pane, frutta, succhi di frutta…
Rifaccio stretching e riparto.

Lascio la sacca idrica a Marco per fare il pieno d’acqua… Sorpresa: si é bucata! Pazienza, un litro e mezzo ci sta comunque!

Di li a tre ore maledirò l’avere così poca acqua da gestire, immerso in una salita durissima a spingere la bici con 36 gradi sotto un sole veramente rovente… Un delirio, un susseguirsi di su é giù interminabile, mi spruzzo crema solare (fp 30) ogni ora scarsa, sto cuocendo!
Il ginocchio fa ora molto male. Mi invento un bendaggio con del nastro americano, dopo un’ora il dolore se ne va e mi lascia finalmente in pace!

Una volta in cima trovo una fontana: secca. Poi un’altra: secca.
Inizio a preoccuparmi quando, finalmente trovo un bar. Con 4€ compro 4 bottigliette d’acqua e due lattine di coca. Bevo, mangio, riparto… Bevo, mangio, riparto… Questa sequenza l’avró ripetuta un sacco di volte da ieri mattina!!!

Il percorso non accenna a diventare semplice: strappi inpedalabili e fondo sassoso e infido mi fanno smontare di sella più e più volte. Ma mi sono allenato come si deve, non patisco a spingere!
Finalmente sono sull’altipiano, ai piedi dell’Erimanthos, mi mancano “solo” due salite ma più di duemila metri ancora!). Per passare da una parte all’altra della valle le poderali sono veloci e filanti, spassose, ma come si inizia a salire ancora strappi durissimi e sassosi. Prendo e perdo quota continuamente, le gambe stanno bene, non ho male a spalle-mani-braccia, il ginocchio perfetto con su il nastro americano. Solo un discreto mal di culo da sfregamento, mettendoci la crema si allevia ma l’effetto dura poco!
La testa inizia a fare strani scherzi… Mi vedo da lontano, come se stessi assistendo uno che pedala ma che non sono io: ” ti prendo l’acqua così bevi”, ” forse é meglio se cambi se no ti pianti sugli strappi” e “te l’avevo detto di cambiare”…
Poi finalmente, una volta resomene conto, mi scuoto e smetto di far così!

Alla fine della salita ancora sonno, sbando a destra e a sinistra, fin quando mi arrendo e mi sdraio 10 minuti sul bordo strada, in un prato.anche questa volta funziona e riesco a proseguire; una lunghissima discesa e una delle salite più dure di sempre, fatta di ghiaioni ripidissimi, mi portano al colle, l’ultimo colle!

Da qui si scende in un single track abbandonato, a piedi, e si prosegue verso Calavryta: nel mezzo del bosco, ancora in preda al sonno e alla fame, mi mangio dei crackers con dei salamini Beretta, i più buoni di sempre, e continuo, imperterrito, verso l’arrivo.
Mancano ancora poco più di 26km, ma mi ci vorranno almeno due ore e mezza (tra saliscendi, incroci sbagliati, gps con le pile finite e quant’altro) prima di tagliare, felice e soddisfatto, il traguardo, accolto da tutti come un eroe, bagnato da una doccia di birra!!!

39 ore e 26 minuti dopo la mia partenza, dopo aver percorso 465km e 13.500 metri di dislivello positivo, fermandomi per un totale di sole 2 ore ai check point, concludo questa ennesima sfida con me stesso, conscio di aver raggiunto un limite credo invalicabile, ma comunque gestibile!

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Ora si inizia a lavorare al prossimo progetto!

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