L’Islanda…

Terra di ghiaccio, fuoco e vento è quanto di più inospitale si possa desiderare per pedalare, ma anche una delle mete più attraenti per ciclisti e novelli avventurieri a pedali.

Puoi pedalare 11 ore sono una pioggia battente preso a schiaffi dal vento, ma non puoi non ammirare le montagne che millenni di eruzioni hanno plasmato intorno a te.

Ti soffermi a vedere acque sulfuree ribollire e schizzare in aria a 40 metri di altezza, sentire il terreno vuoto scrocchiare sotto i tuoi piedi e, appena più in là, vedere cascate gigantesche trasportare quantità enormi di acque glaciali.


Se ti addentri negli altipiani interni ti senti piccolo così, circondato da enormi ghiacciai che formano laghi e fiumi, ma la strada sterrata (la pista kjolur f35) continua ad attraversare luoghi magici in mezzo al nulla, per portarti ad Hveravellir, una piccola oasi nel deserto circondata da geyser e piscine di acqua bollente, a ritemprarti anima e corpo prima di ributtarti fuori, 100km più a nord, tra verdi pascoli, fattorie, manzi e cavalli allo stato semi-brado.


Più a nord, nella cittadina di pescatori Husavik, puoi imbarcarti su vecchie navi di legno e vedere le balene danzarti vicino nelle gelide acque artiche, come a volerti salutare e dare il benvenuto!

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E poi continui, sulla costa nord, a pochi passi dal circolo polare artico, in un luogo non battuto dal turismo di massa, dove ti senti tranquillo a pedalare anche su strada e dove il paesaggio cambia dopo ogni singola curva. Puoi essere cullato o frenato dal vento, dipende dal momento, ma ti adegui al ritmo che ti impone l’isola e avanzi, per imboccare una nuova pista sterrata che ti porta verso sud, la 862…


… E ti ritrovi a dormire tra grotte lavorate da eruzioni subglaciali dove si narra vivano i Trolls. Molli la bici e ti addentri tra le frastagliate pareti di roccia accorgendoti che qualcuno potrebbe realmente essersi nascosto a controllarti negli anfratti rocciosi che ti circondano!


Ti risvegli in mezzo alla brina e riparti verso sud, puoi vedere da 12km di distanza lo sbuffo delle cascate più grandi di Europa, Dettifoss, e rimanere sbalordito dal fragore che l’acqua produce riversandosi sulle rocce quanto sei al loro cospetto. Continui a pedalare, sulla ring road, ma la lasci dopo qualche km per addentrarti, ancora una volta, all’interno, lungo la pista 901, senza sapere bene dove ti possa portare, ma conscio solo di non voler pedalare troppo su asfalto; per la notte un campeggio ai piedi di fumose montagne ti accoglie.

Ti risvegli e prosegui lungo la 901 verso le montagne nascoste da una fitta nebbiolina, attraversando campi lavici grigi e brulli poi sali, sali, sali e provi l’emozione di pedalare dentro un vecchio cratere di un vulcano (speri) non più attivo!


Continui verso sud, passi Egilstadir, e ti accampi lungo la strada che tanto non avverti pericoli e traffico non ce n’è; bivacchi sotto le stelle controllato a distanza dai greggi di pecore, cucini qualcosa di caldo usando l’acqua potabilizzata prelevata ai piedi di una cascata, e ti lasci cullare dal vento in una fresca notte!

E l’indomani ti risvegli in salita, lungo una nuova sterrata, la 939, scollini sull’Oxi pass e vorticosamente, su una discesa a strapiombo sul fiordo, raggiungi la costa sud, dove un vento rabbioso ti spinge e ti frena ad ogni curva che affronti. Ma non smetti di pedalare e raggiungi Hofn dove con 7 gradi e un vento che sfiora i 40 km orari la gente del posto pedala in maglietta mentre tu batti i denti dal freddo, ma ti si scalda il cuore pensando a quei turisti inglesi in camper che ti hanno accolto a bordo per un caffè bollente e una fetta di torta mentre là fuori l’isola sembrava non volerti più tra i piedi.

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E finalmente sei sulla tanto acclamata costa sud, nel senso inverso rispetto a quanto tutti fanno in genere, ma il vento in poppa sembra darti ragione, e il sole ti scalda le ossa…

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Vatnajökull, il ghiacciaio più grande di tutta Europa, fa capolino tra le montagne incappucciate tra le nuvole basse all’orizzonte e riversa enormi icebergs quando arrivi alla laguna di Jökulsárlon dove non puoi non  rimanere estasiato da uno spettacolo così.

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Finisci la tua giornata in un campeggio ai piedi del ghiacciaio Skaftafell e nella notte puoi respirare l’aria resa fredda dalla vicina massa di ghiaccio.

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Quando riparti sai che il tuo viaggio sta volgendo al termine, ma i tuoi occhi, ancora non sazi, si perdono tra le verdi montagne e le fiabesche cascate che si susseguono lungo la tua via.

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Infine giungi al termine del tuo viaggio, non ti resta che fare i bagagli, ringraziare l’isola per averti accolto e trattato bene, volgi il tuo sguardo indietro e rivivi i tuoi 1300km che negli ultimi 11 giorni ti hanno accompagnato nella terra più incredibile che i tuoi occhi abbiano mai potuto vedere!

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14 pensieri su “L’Islanda…

  1. Bellissimo viaggio e racconto
    Fortunatissimi ad avere attraversato quei splendidi paesaggi, mi fate sognare anche a me che sto qui in fianco alla Milano che pensa solo a lavorare…..

  2. Ciao Marco, veramente un bel report, complimenti! Sto raccogliendo informazioni sull’Islanda e sul bikepacking, due mondi ancora abbastanza sconosciuti per me. Intendo colmare la lacuna l’estate prossima e mi chiedevo se tu potessi condividere anche qualche informazione pratica a riguardo: difficoltà impreviste incontrate sul percorso, suggerimenti su strade da evitare, posti da non perdere, attrezzatura indispensabile o superflua … Grazie!

    • Ciao Bruno!
      Di superfluo difficilmente portiamo qualcosa, con gli anni e l’esperienza il bagaglio si è via via assottigliato!
      Di sicuro non deve mancare un completo anti pioggia SERIO dalla testa ai piedi e qualcosa si abbastanza caldo.
      Considera che puoi svegliarti a 0 gradi quindi sacco a pelo caldo e soprattutto una tenda che resista seriamente al vento: abbiamo visto nei campeggi diverse tende sventrate.
      Compra cibo nei discount (bonus la catena più diffusa) e cucina per conto tuo se no spendi una fortuna (16€ un hamburger in stazione di servizio)
      Più che posti da evitare potrei dirti di prendere più giorni che puoi per perderti meno cose possibili!
      Non mi perderei la f35, rifarei tutta la costa nord da husavik almeno tre volte di seguito fino a Egilstadir e poi l’oxi pass… meraviglioso .
      La parte sud della ring road riserva scorci meravigliosi. A il traffico diventa abbastanza intenso e ingombrante…
      Studia bene le direzioni dei venti nei mesi prima di partire e cerca di azzeccare in che senso fare il giro
      Noi abbiamo fatto in senso orario e abbiamo avuto quasi sempre fortuna!

  3. Ciao Marco, torno a disturbarti a pochi giorni dalla ns partenza (9 luglio). In questi mesi abbiamo cercato di prepararci al massimo possibile per il viaggio. La forma è buona, compatibilmente con l’età… le bici/attrezzatura le abbiamo testate in vari weekend lunghi e sembra tutto a posto, incrociamo le dita. Quello che vorrei chiederti riguarda l’arrivo all’aeroporto e la partenza in bici: voi avevate le bici nei cartoni? Dove li avete lasciati per poterli riutilizzare al ritorno? Come vi siete organizzati la prima notte? Che poi di notte almeno a noi ne resta poca, visto che atterriamo alle 3.45 di mattina. Una soluzione che ho trovato è un campeggio a 10km dall’aeroporto che fa anche un servizio di deposito dei cartoni delle bici. Però bisogna arrivarci… ho provato a chiedere se loro fanno un servizio navetta ma mi hanno consigliato un grosso taxi. Hai qualche consiglio in proposito? Grazie ancora e … tanta sana invidia per la tua/vostra gamba e i giri che riuscite a fare!

    • Ciao Bruno,
      Noi abbiamo dormito al Reykjavik city hostel nel campeggio che, pagando profumatamente, ci ha tenuto i cartoni piegati in un ripostiglio fino al nostro ritorno.
      Per il bus dall’aeroporto ci sono un paio di compagnie che, prenotando, ti portano le bici. Costa abbastanza caro, a memoria sui 50/60€ a bici.
      Se invece trovi i bus STRAETO trasportano le bici gratuitamente ma non credo se nelle scatole, noi le abbiamo caricate in un paio di tratti mentre eravamo in giro.

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